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Isole

il sasso nello stagno

“A me porta un abbraccio.” Con questo verso si chiude la silloge Isole di Flavio Almerighi, edita da Ensemble (Roma, 2018); divisa in tre sezioni, ognuna denominata con il nome di un’isola, rispettivamente con la peculiarità di essere la più piccola isola del mondo divisa tra due stati, l’isola più piccola del mondo e l’isola con la minor densità di popolazione per chilometro quadrato (si legge al termine dell’indice), ed un titolo-riassunto della sezione stessa: Södra Boksjön - secolo breve; Bishop Rock - Nomi e Persone; Ellesmere Island - Qualcuno c’è. Una struttura, quella di questo libro di Almerighi, articolata, come forse mai accaduto nei precedenti editi dello stesso autore, che vuole identificare nettamente le tematiche trattate e che si chiude con il verso che ho posto in incipit, una chiave di lettura precisa messa a conclusione di una ascesa \ discesa snocciolata partendo da lontano per arrivare al vicino, anzi al vicinissimo, con l’ultima sezione nella quale l’autore dissemina elementi personali (fatti e persone) senza più il distacco che, ad esempio, caratterizza la prime sezioni e le sue poesie di soggetto storico.

Il titolo, Isole, potrebbe far pensare ad elementi singoli e separati dal resto, ad una individualità com’è spesso nella metafora del termine; invece, la silloge è un arcipelago, un insieme di unità legate da un elemento comune che è l’osservazione e l’annotazione del vissuto, caratteristici di questo autore; il ‘mare’, in cui trovano posto queste poesie-isole è il quotidiano, anche quando si tratta di accadimenti retrodatati, Almerighi non concede spazio alla retorica, né al sentimentalismo, pur lasciando nitido il sentimento e il battito del suo cuore. Il consolidato e riconoscibile taglio asciutto, come il suo verso breve e d’impatto, collocano questi versi nella poesia di questo tempo, contratta ed immediata, subito fruibile anche in quei passaggi più articolati (pochi in questo libro), che sono propri della produzione ultima (inedita, ma riscontrabile sul suo blog on line).

Isole ha il pregio di catturare senza difficoltà l’attenzione del lettore e di commuoverlo, per una sorta di sincerità ormai rara e riscontrabile soltanto in alcuni libri, i quali sembrano svelare, quasi per mistero allo stesso autore, quello che per pudore o per condizionamento si ammaestra a non far venire fuori. In alcuni versi Flavio Almerighi allenta la morsa dell’autodifesa e si fa addirittura volere bene, anche da chi non lo consce, tanto da indurre il lettore a rispondere positivamente a quel suo ultimo verso: “A me porta un abbraccio.”

Tre poesie da “Isole” di Flavio Almerighi (Ensemble, 2018)

Isole (pag.76)

Fughe appassionate
dalla calura estiva
isole
le braccia aperte galleggiano
sulla luce pomeridiana.
Saranno pazienti e in attesa
segreti murati nell’armadio
le onde vorrebbero lambirle.

Ho voglia di andare via
fuggendo oltre
gli sminuzzi di cattivo tempo
rimasti sul parabrezza
o ancora fermi in gola.

Quale destino d’artista
per chi saprà tirare somme
ma non stridere i denti
aprire glicini e arance,
nemmeno disegnare?

I numeri non hanno futuro,
infinito soltanto lo zero,
lasciali ostinare
nell’ozio della logica
a me porta un abbraccio.

Malvinas (pag.33)

Alternanza di schiarite
il cielo è sempre secco,
madre denutrita di iene
che non ne può più dei figli,
vorrebbe ripudiarli tutti
se non fossero così poveri,
coscritti di tutte le guerre.

Nei mercatini di Gomorra
eretici in saldo senza impostura
più o meno vinti.
Oggi è il loro turno
bastardi irriconoscibili
oltre i finestrini fumé.

Voglia il cielo non si sappia
di Raqqa, liberata più volte
nessuno riconosce fucili
un tempo argentini
e le loro vecchie ruggini.

Luoghi in ombra (pag.20)

luoghi in ombra, silenzi,
lampi, nient’altro,
il cuore esce dal petto
va a viversi in pace
su bocche di pesca
trova riparo, distrazione

il desiderio più che tiepido
ondeggia in mare
non a caso a Sud,
dove il mondo si apre
in due come una melagrana
e la luna è dello stesso colore

Recensione
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