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E’ “trainante vivida”, “mentale potestà” certa “di non sapere”, impegnata ‘cotidie’ a “giocare di testa” “il pane splendente” della sua “contropotente” grazia questa antologia poetica di Mariella Bettarini: mentore memento storico-sociologico di “metà secolare” realtà/lealtà “d’amor scrittura” , “tra sguardo e voce” collusa e perfusa di eventi e incontri, riscontri e discanti, aspirazioni e premonizioni, sperimentazioni e delusioni “a parole-in immagini” “mangiate divorate sognate”, “amate odiate vinte” in contemplat(t)iva co-operazione “in bene e in male (in zucchero e limone)” nella scientifica magia della folle “fola della vita”. Verso via verso, tutto maieutica-mente sorprendendo, scrutando e intrattenendo, la B. raccoglie, tesse e rammenta per rammendare ed offrire, partorite “in sugose parole” (“figlie e madri”) che “ruscellano addosso” l’integrale, intrigante armonia plur-animica-mente (in)visibile nella rotonda “concretezza/astrazione” della eraclitèa “fluidità” del mondo sensibile, che ‘mutando riposa’ “in modo da non mutare” la sua “forma incessante”.

Avverso ogni ingenua, a-logica attesa/resa di premi ed/o castighi, (s)conti e tornaconti, pregiudizi e giudizi, questa ‘multilustrale’ poesia ci avvince e coinvolge nella sua ansiosa e generosa, affettiva e sensitiva, ardita e volitiva responsabilità dell’A. di asseverare, praticata ‘in diretta’ nella sua scomoda militanza nelle asimmetriche trincee dell’experimentum vitae, la ‘bioetica’ necessità di cooperare e convergere ciascuno, in corale solitudine, in quel cor-responsivo approdo di con(t) animazione con l’ ‘altrità’ che sempre, in ogni ‘dove, quando, come, perchè’, comincia da quella unica, individuale, irripetibile, ‘in sonno’ nei segreti fondali del vegetante ‘sé’ in cui diventiamo ognuno ciò che ‘noi’ siamo: immateriale/enigma (stigma)” di “memorie/domande” che sale e tra-sale dalla numinosa “materia della mente” squillando e pungendo con il “ponderato sospetto” che il segreto della felicità alberghi nel ‘più non dimandare’, che con-vince a/nel navigare ‘a vista’ senza remi, né reti né veti il ‘folle volo’ relazionale dell’ex-sistere governato sol-tanto dalla numinosa ‘capacitazione’ dell’amore: “zampillo incoercibile che nasce dal silenzio” e, con-penetrando “di punta e leggerezza, cura e risana le piaghe d’ogni assoluto contingente” con la tesa e tersa quietudine del suo intimo e ludico, semplice e complice, indefinibile e incoercibile “tutto/niente” di “lampadaria luce”, il cui “latteo limbo” di glorioso e gioioso “mistero contiene e conduce/un uguale sigillo di purità - d’incanto”.

In quell’incantato/incarnato “sigillo” di sciente follia e “diversa allegria”, l’ecumenico magistero di questo oracolante ‘corpus’ di poesia/vita, de-costruttiva-mente sperimentata/edificata dall’A. con la “dolorosa baldanza” della sua “interiore sembianza”, contempera e contempla “tra comparsa e assenza”, tra “regola e licenza”, la “gloria esile” d’una “gioventù malandrina”, ancora acuminata e desta nella solidale “scintillazione” della speculare maturità: che r-esistendo, con “ipertermico cuore di terra” ad insistere nell’esser-ci , avanza “solinga e in coro” con sor-vegliata “sventatezza” verso la claustrale “radice del fuoco” nel “celestiale cavo” dove “la morte (e la vita)”, “latitando le menti”, si accompagnano perseverando “nella muta creanza del creato”, in cui “il momdo resta | com’era fatto prima | eppure niente com’era prima resta”.

Luglio 2008

Recensione
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