Servizi
Contatti

Eventi


Varie volte e in vario modo ho pubblicamente espresso la mia ammirata gratitudine ad Alberta Bigagli, che ho avuto la fortuna d’incontrare e riconoscere come uno di quei pochissimi maestri che per dire e per dare non hanno bisogno di maiuscole né aggettivi, né di allori ed ermellini, perché la loro voce parla congiunta con l’umanità poetica della vita, “sola mèta” e “sola verità da consegnare” abbandonando carezze e carenze, invenzioni, magia e filosofia per battere la “strada di terra lastricata a pietre” che, senza pigrizia, malizia, reticenza, invadenza, “a passi lenti” ritorna e s’interna con pudore e prudenza, amicizia e pazienza, riflessione e azione, in quella “parete di fondo” dove il corpo co-incide con la pensante, con-senziente “misteriosità” dell’anima.

Poche parole, dunque, per commentare ‘all’impronta’ questa mirabile ‘architettura antologica’ che, “andando e dicendo”, immaginando e incontrando, accogliendo ed esplorando, esprimendo e sconcertando, rappresenta la professata confessione del “sentimento della storia” dalla Bigagli testimoniato nella storia della sua vita con il solido, solare e solidale intelletto dell’amore: l’amore che fu e resiste a persistere “celato e protetto” in quel “focolare all’aperto” in cui la dignità dell’ ‘esser-ci’ lascia al mondo “un’eco e un’impronta di noi”, “cangiante da eternità a infinito e viceversa” nel riposo d’“uno spazio-tempo solo verticale” ove il nascere e il morire sono “cosa nota rassicurante e solamente provvisoria”, lontanante nel “diffuso albore” di un “sogno ricorrente sofferente”.

“In cammino” nella “povertà istruita” dall’intelletto, quell’amore muove commosso e compenetrato nella nuda e cruda terra della fossile intimità dell’/dall’A. lavorata con la “libertà e bisogno” di tutti i sensi e controsensi, passioni e meditazioni, intendimenti e sovvertimenti maieuticamente dissepolti e affrontati, coltrati, maturati e mutuati con la vivace freschezza, l’autorevole consapevolezza e la responsoriale franchezza rimesse in ‘riprovata prova’ nell’assidua frequentazione d’una lunga, intera, generosa vita che ha chiesto e ancora “chiede vita” esplorando e connettendo “il corpo e l’ambiente” con recidivo, interattivo, antiprotagonistico individualismo.

In quel responsoriale individualismo dall’A. forgiato e proposto attraverso il morale magistero del linguaggio -duttile materia del corpo, “generoso e necessario/involucro nostro”- l’ ‘io’ infatti depone la superb(i)a maiuscola per accostarsi ‘auscultandosi’ “con le membra del cuore e gli organi dell’anima” -come scrive Chrétien- nell’ ‘altruità’ di/del ‘sé’ riconosciuta ed esperita nella mutualità dell’ “identità amorosa”: l’amicale ‘idemticità’ che della “libertà” ha ed è il “bisogno” di risvegliare l’irripetibile univocità espressiva risuscitata e attivata nella singolarità dell’emergenza collettiva per “emigrare all’interno del mondo”, il personale, ideale, solidale mondo da ciascuno compartecipato nella “voglia di incontrarsi” in quel reciproco, ludico “centro di noi” in cui osare evadere per dire, ridere e irridere insieme il “gioco stolto” dei violenti, ricorrenti ‘regimi’ della storia che imperando e perpetrando separano, incarcerano e disgregano persona, etica e politica, avvilendone e alienandone l’intrinseca ‘politicità’di cui parlava Maritain.

Fecondata dal facondo monito e memento di quella ‘politicità’, la terapeutica pedagogia del linguaggio con razionale passione e professionale coscienza fondata e praticata dalla Bigagli come testimoniale ‘scelta di vita’, riporta, individua ed evidenzia “nel centro” dell’ “aula grande del raduno” collettivo le singole croci della derelitta, reietta, coatta sofferenza umana per sollevarla “in alto” alleviata, riparata e liberata attraverso il dialetto viscerale, primordiale dell’amore: il dialetto universale che “arde dentro” “il bosco dei tesori nascosti” nell’archeologia sepolta dentro “il senso esplicito” di ogni parola per chiederne, custodirne e protenderne quel “gesto vita” che costituisce e restituisce “poesia, e cioè voce e presenza” ad ogni persona, ‘idemtificata’, avverata e avvalorata nell’ “aprirsi e ingrandirsi” alla mutua comunicazione della individuale, indemandabile, inalienabile verità e dignità dell’anima nell’ “oasi” “planetaria”, rifiorita dalla solida, solare, ideale profusione di “messaggi lieti” di gioiosa accoglienza, amicizia, innocenza e giustizia.
Recensione
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza