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Dulcamara

“La grande disgrazia del nostro tempo ed anche la sua maledizione” - diceva Bernanos – “è che essa si organizza per fare a meno della speranza come dell’amore”, oggi sostituiti con la tecnocrazia scientifica ed economico/finanziaria del profitto senza progresso, ipocritamente praticata con l’abile elusione/corruzione della giustizia equa e solidale, con e per tutti garante di pace e sicurezza: ipocrita mistificazione, che vanifica la verità del sogno di realizzare e condividere senza privilegi e pregiudizi, distinzioni e preclusioni, un mondo per tutti migliore.

E’ quel mondo che Faggioli prepara e ripara nella contagiosa generosità del suo passionale ‘cuoremente’, sempre proteso per battere all’unisono con il suono e la luce, l’ombra e la voce - ed anche la croce - della “dulcamara” sostanza che il mondo muove e commuove, il caleidoscopico mondo animato dalla sua complessa personalità artistica, le cui sapienti mani, innamorate del ‘fare per esistere’, sono sempre impegnate a lavorare per testimoniare in parole ed opere senza omissioni, la valorialità del sogno d’imparare a cooperare, senza nequizia né malizia, per l’aurorale riedificazione del comune ‘regno della terra’: un regno di pace e d’amore, dove impegnarsi per testimoniare - come Faggioli nel suo magistero pluriartistico - l’amicale reciprocità dell’attenzione nel rispetto ognun dell’altro: attenzione e rispetto che sono i primizi motori della carità dell’amore in cui ciascuno si con-promette con ogni ‘altro’, “piccolo principe” prossimo d’anima nell’umanità del suo “viaggio terrestre e celeste”.

In “Dulcamara” - quest’ultima opera goduta/sofferta in pagine di palpitante sensorialità, dove lo speculare ossimoro già anticipa nel titolo l’intrinseca contraddizione insita nella natura e storia del mondo - l’autrice consegue la compiuta maturità stilistico-letteraria già sfiorata in “Piuma leggera” pur nei consueti modi, toni e ritmi della sua inconfondibile ‘cifra’ espressiva: una soffice “piuma”, che lavora la plastica forma del verso - e della scultura e pittura - con straordinaria levità espressiva scaturita dalla disarmata/disarmante dolcezza d’una sorgiva sensibilità, attenta e intenta a corrispondere alla proprie condizioni emozionali /esistenziali come a quelle d’ogni suo ‘prossimo’. E se quella “piuma” è sempre ‘in mente e sensi’ solidalmente protesa ad accogliere, ascoltare, godere, patire e modellare i varieganti colori, suoni, odori, sapori, dolori e ardori carnali del mondo, accolti e profusi con viscerale naturalità nell’etica estetica della sua multiforme creatività, altrettanto è all’erta per mutuare senza mitigare, nell’inflessibile acciaio dei soffici accenti, l’accorata denuncia avverso l’ignoranza d’amore oggi praticata e suasivamente indotta dai ‘potentati uniti’ nella gestione politico/finanziaria del mercato globale per diffondere la crescente indifferenza alla condizione dei più disagiati, impotenti e indigenti, emarginati e ripudiati così dai ‘più dei tutti’ nella loro diversa minorità.

In questo senso la jalina ‘veracità affettiva’ che sgorga dalla fresca sorgente della sensibilità etico/estetica di Faggioli, ci contagia e coinvolge in plurime letture del libro, offrendoci ogni volta un’altra imperdibile occasione morale e culturale di riflettere e accogliere l’in/canto dispiegato dal suo armonioso solfeggio: un solfeggio d’anima che non ha paura di sperare e amare, inneggiando e invitando ognuno di noi ad aprire le porte delle solipsistiche mura dell’ignavia e dell’incuria - tanto più sapienti quanto più colpevoli - uscendo allo scoperto per investire la vita aiutando gli altri a vivere, come ella costantemente testimonia nella concreta fattività del suo generoso attivismo artistico ed esistenziale.

Diceva Follerau “sapere senza saper amare non è niente; essere felici è fare felici”: solo così, infatti, “vivere è aiutare a vivere” per esistere davvero da uomini di buona volontà che - come Faggioli -osano praticare la speranza, via virtuosa al fraterno cammino che conduce all’avvento di quella salvifica carità che pacificando rifonda la creaturale verità originale del mondo.     

Recensione
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