Servizi
Contatti

Eventi


Dedico queste parole nella diretta del mio gemino sentire e con-sentire, vibrante nel dettato della adesiva commozione di lettura, per dire grazie – un grazie semplicemente grande come lei – ad Alberta Bigagli, Maestra di vita e di poesia, che dallo “sdegno e ribellione” della memoria – che “sempre più” conosce gli orribili furori della “negativa vittoria dei violenti” – si erge solenne nella sua “forte e fiera”, testimoniale passione, per elevare “sopra il tempo” il tempo della storia, significandone e salvandone l’”unico senso” nella sua invocata avocazione al sentimento: “grazia necessitante”alla “dignità umana e fedeltà nella parola data” per “eriger la giustizia fino al sacro”, “non di fronte alla Chiesa ma alla Fede”.

Nell’ardito e ardente raccoglimento del suo etico poemetto, accolto nella schiva verticalità della non venale edizione dei “Quaderni di Novecento Poesia” nel gennaio 2006, la viva voce di Alberta Bigagli ri-fiorisce accesa e decisa di tenace, civile, politica, antilirica ri-evocazione dal progressivo sapere di una memoria vocata e diffusa dalla iniziatica per-sistenza di quella maiuscola lettera A che, decisa e vibrata come l’arconte di Paul Klee, si libra dallo sciagurato passato della storia del mondo per ostentarne, confliggerne e sconfiggerne la caina ricorrenza, debellata nel permanente avvento del suo denegato, perseguitato “sentimento”: tensiva, volitiva intenzione, dove ogni atto –più che detto dal “solamente parlare” – è preparato, dettato, vegliato e dato, appunto, da quel plurale e con-diviso sapere “sempre più”, che dall’offesa inferta alla memoria procede e conduce a quella “grande ansia nel cuore”, che è silenziosa, responsoriale, collettiva “pietra mitica”, singolarmente posata ed impegnata per la edificazione del tempio/tempo della comune, reciproca “salvezza”. E’ in questa solida attitudine di responsabile carne, sangue e sofferenze, senza assoluzioni né indulgenze in solido per con-vertire l’umano a-venire nel solidale sentire dei di-versi pensieri, che la A di Alberta si erge maiuscola nella sua simbolica, grafica, piramidale rappresentazione/significazione, simbioticamente affidata all’Attenzione, all’Affetto, all’Amicizia, nell’Ascesa verso l’Altare dell’unitario, sempiterno, verticale presente riconsacrato dall’Amore: Amore sempre e solamente altrettanto maiuscolo, conseguito attraverso la ri-consegna fiduciosa di ogni uomo all’altro uomo nella reciproca resa alla stessa, consustanziata umanità d’Anima.

“In questi giorni decadenti inquieti”, ancora scomposti di violenta “falsità irridente”, rinnovando “ardite femminili follie” Alberta compostamente grida forte lo sdegno della sua dura rivolta/condanna delle antiche e più recenti, persecutorie follie della storia: per non sbiadirla, quella storia, come qualsiasi “odorante bandiera”, senza avere “paura che sia presto”, alienandola nella “pigrizia” di “un asmatico vivere” in “dichiarati esorcismi di morte” nell’oblio e nell’indifferenza ammesse “con cinismo dai Cesari attuali” nell’alienazione di un mondo recluso nella peggiore delle carceri, dove il “confondersi ambiguo di povertà e possesso” è ancor più ambiguo e sciagurato nell’odierno “gemellaggio di guerra e pace”, e dove “la caduta di simili confini” è “fuoco che non brucia è terra che non profuma/acqua che non allaga o spenge” ed aria senza più respiri. Eppure e nonostante caparbio e capace di nuove primavere, fedele nella resistenza al nefasto persistere di crudi inverni nel tiepido nido della fiducia, quel sentire appartato e riservato, accudito e cresciuto ri-torna a sbocciare forte e fertile l’Anima del mondo, come gli anemoni, gli aster, le azalee, le aquilegie, fioriti dall’attento, sensibile, silenzioso, “sguardo diretto” di Fiorella Falteri si aprono nell’ultima pagina del poemetto per con-cluderne, dipinta di accurata, intenta freschezza, la con-divisa circolarità dei di-versi pensieri nel ‘fare’d’uno stesso, vigile sentimento.

Tesa e protesa come un arco che proclama, incide e scaglia, oltre la voce della “nuda parola”, con la testimonianza della memoria, per incitare l’onnipresente futuro del mondo “all’impulso dell’innocenza”, con questa fàtica scommessa di scrittura dove mitos ed epos s’intrecciano in poematico andamento narrativo in epilogo di ballata, Alberta Bigagli ci avvince e convince, attraendoci con la sua sicura, impavida, temeraria sfida di donna poeta, che fraternamente ri-chiama le nostre singole coscienze a ri-svegliarsi ed attivarsi sorvegliando insieme sulla “faticosa avventura del nostro passare” dentro – non attraverso – la storia, imparandola da chi e con chi già è stato violentato nell’infame inferno di tutti i suoi gironi con “altre misure” ed “altri sguardi” , là dove il suo sguardo/sdegno/sentimento ha il fiato,la dignità, il coraggio, l’intransigenza , l’ira e la solennità di Antigone, e gli occhi, la mitezza, l’adolescenza, il dolore, lo stupore, e l’innocente, silenziosa grazia di Anna Frank: “mitica pietra al sole al vento alla pioggia”, “fonte” inesausta,“corrente e luce” che ci guida nell’irta, insanguinata scalata della speranza, per insegnarci a prepararla e conquistarla infine, quella ‘diserta, diruta, irrisa’ speranza, nella pedagogia di quel “sentimento” che reciproca-mente, “senza tensione nè fine”, è avvento e permanente evento di salvezza della storia di cui è fatta, e tramandata, la memoria del mondo.

Firenze, maggio 2006

Anna Maria Guidi

Recensione
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza