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Lettera aperta per l'Autrice

Cara Albe,
lo so che non sarà certo né la prima né l’ultima volta che sei il soggettivo oggetto di questa affermazione, scaturita e fondata dalla/sulla con-provata riprova dei tuoi non comuni meriti/metodi passionalmente sapienti e maieuticamente pazienti per indurre e promuovere, con l’operosa fatica/fiducia dell’ingegno, quella sana, schietta, volitiva e affettiva abitudine a impegnarsi ‘ognuno in solido con l’altro’ per convivere lavorando insieme il creaturale ‘mondogiardino’ della materna terra da cui tutti muoviamo: tu hai il dono raro, e perciò più prezioso, di un’intelletto caldo, che ragiona e con-sente con la responsabilità del “comandamento del bisogno” con-fluente e inter-agente con quel “richiamo della libertà” che sorge e zampilla dalla fonte responsoriale del cuore. E’ dunque e soprattutto per questo che mi azzardo qui a definire la tua incalzante/sferzante “autobiografia in breve”, un ‘multibiolografico offertorio’ in cui ti raccogli e racconti “senza maschera o armatura” (e senza “fare complimenti”) nel tuo “restare sempre sulla scena e sul campo” come ‘persona’ fra le ‘persone’ nella tua individuale, irripetibile unicità di “punto nell’infinito”: un “punto” dove ‘accadi nonostante te stessa’, nell’indominabile schiettezza congiuntiva/volitiva di un ‘immediata-mente’ dai sensi intensi/pro-tesi ad e-vocare, stabilire e mantenere efficiente/efficace la ri-sorgiva freschezza della comunicazione. Nel contatto di contaminazione dell’ incontro/confronto con ogni ‘idemtitaria’ alterità in cui con-porre/con-segnare, e ri-animando amare e “produrre ogni tanto la propria nuova nascita”, la comunicazione ha ed è, e non soltanto promuove dunque, forza, salute e salvezza relazionale anche nel possibile scontro emozionale.

In moduli/canoni apparentabili alla migliore tradizione naturalista/verista, la tua riconoscibile, acribica/esplicita ‘cifra’ espressiva, snella/svelta di energica/anarchica, munifica saviezza, procede/provvede a scandire e definire un variegato/variopinto quadro ontologico, correlato con la tua magica/dinamica identità, dove ogni ideazione/situazione intima, familiare, politica e sociale è dedita e dedicata a “scoprire ed essere scoperti”, perché connessa, con-notata, con-fusa e inverata (non solo) dai tuoi minuziosi dati biografici in pagine via pagine fedelmente registrate, e vedutisticamente ri-evocate e messe a fuoco nella caleidoscopica rappresentazione della memoria. E’ la memoria infatti, con i suoi feti e pesi, tende e bende, pianeti e comete, rimozioni e ossessioni, il motore e lo specchio (senza Narciso) di questo polifonico/morfico contrappunto esistenziale, di cui sei la fabulante regista, conduttrice e attrice ‘in cronaca’, come e con gli altri attori alle prese con la tua singola, insostituibile parte sul comune Carro dei Tespi della corale, coromorfica/cronistorica commedia: una commedia di multanimi vite, testimoniata/esemplata dalla/nella vita dell’arte (di cui sei “Voce viva” di connaturata freschezza, come quel tuo puntuale/solidale, terso/intenso, determinato/parenetico periodico), dove l’arte attrae e rinviene, libera e interpreta, manifesta e sottende, e senza sospendere, sostiene e coincide con il sangue e il sudore, il riso e le lacrime, le attese illuse e le pretese deluse, l’angoscia e la gioia, il desiderio e il rimpianto, i colori e il calore dell’etica/mutua carne della vita da/in cui ogni vita nasce, respira, cresce, si nutre, cospira e, nel vento del suo precario tempo, espira per con-mutarsi a-divenendo, ‘per speculum et in aenigmate’, nell’avvento del suo transustanziale spirito.

Cara amica, sei grande e forte, solida e savia, affettiva e inflessiva nella nitida/sapida, equa/equilibrata, ‘buona bellezza’ della tua testioniale/valoriale realtà/lealtà memoriale: un limpido esempio di solida grazia dove letteratura e umanità all’unisono si stagliano e pro-pongono con il sicuro ‘piglio’ di un ardente, sorridente, coinvolgente ardire, all’odierna, barbara (balbuziente) medietà linguistica, culturale e morale, contra-segnata, armata e puntata verso uno stesso ubiquo/iniquo ribasso.

Ti scrivo queste parole, dettate dal progresso della mia ammirazione e stima, dopo le molteplici defezioni (per vari motivi, che in parte conosci) dai pubblici eventi culturali fiorentini di cui sei stata …decana sovrana nel tuo ‘mestiere’ di maestra d’Arte/Vita: quell’Arte nella/della Vita dove la pratica emoziona e la teoria appassiona, ascoltando, progettando, cor-rispondendo e accogliendo fino al “punto” di ritorno in quell’ imperfetto “infinito” in cui “ancora durava l’attrazione” perché “rimanesse vivo e fecondo il ricordo della vita”, vera-mente vissuta, generosa-mente fatta e atta, ed amorosa-mente pronta e solidale a “liberare nel contempo altri spazi” al da-venire della sua vicendevole immanenza.

maggio 2008

Recensione
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