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L'mmaginario multivalente
nella poetica di Maria Grazia Lenisa

Come già affermava o ribadiva Jean Cohen, la poesia ha funzione certamente connotativa, fino alle estreme conseguenze di una pregiata arbitrarietà (Breton) semantica. Ne segue quindi che l'intuizione di figure creative, come rivelazione dell'immaginario, non di rado si configuri al limite ossimorico dell'oscura luminosità mallarmeana. Spesso si dimentica uno degli esempi più proficui della nostra letteratura: la poetica dantesca così ricca di formulazioni retoriche, ma pure di immagini neolinguistiche. "L'assurdità dell'opera poetica è essenziale ad essa, ma non è gratuita , E' il prezzo che bisogna pagare per un altro ordine di chiarezza. Nella figura e per mezzo di essa, il senso viene di volta in volta perduto e ritrovato. Ma dall'operazione esso non ne esce intatto. Ha subito lungo la via una metamorfosi... Bisogna per prima cosa stabilire il senso della parola `senso'. Questo problema del `meaning of meaning' è il più dibattuto della linguistica contemporanea" (Cohen).

Da una condizione precognitiva si procede creativamente verso l'affermazione di una verbalità che è causa ed origine della potenzialità di quella cifra estetica-poetica che Valéry chiamava incantamento. Essendo e confermandosi sempre più la funzione poetica una tensione costante della complessità creativa, il cui scopo è pur sempre la comunicazione, è quindi necessario che il contenuto semantico moltiplichi (quasi in forma matematicamente esponenziale) gli assunti metamorfici di segno e di suono oltre verbum, in un'estensione sempre maggiore del campo di significato connotativo avendo per estremi semantici il referente e la referenza. L'emozione connotativa è uno snodo per altre arti come la pittura attraverso lo sfumato ed il trompe-l'oeil e la musica usando bemolli o diesis rispetto alla tonalità d'impianto, enarmonie, modulazioni, dissonanze....

Quest'analisi percorre abbondantemente l'opera di Maria Grazia Lenisa, anche nella sua recentissima silloge: La rosa indigesta-Contrasti, qui si conferma la sua ininterrotta invenctio anche attraverso una opportuna `manipolazione' delle strutture di testi poetici (come per una nuova proposta di Carmina priapea) citando: Cielo d'Alcamo, Ugo Foscolo, Leopardi, Shakespeare, Manzoni, Petrarca, Lorca (Pueblo) e pure dal Vangelo.

L 'Après-midi d'un Faune di Mallarmé, risuona nell'immagine di una precedente opera della Lenisa: Il pomeriggio di una ninfa (tradotta da Paul Courget, Limoges, 1992) dove sembra essere proprio l'Eros l'ispirazione dominante, intrigante e pure surreale di una realtà che diviene altro da sé e che proprio in questa nuova dimensione esistenziale trova la vera risonanza di un nuovo tempo, di un nuovo spazio e di un senso nuovo. Qui l'apparire e l'essere diventano il verbo di un concetto bifronte. Ancora Apollo (come altrove in testi della Lenisa) può ritrovare altre metamorfosi nel rinnovarsi e nel mutare misterioso dell'Eros.

Ma in questa nuovissima silloge al cui centro sta la tensione d'amore come non mai così legata ad un reale lirico felicemente pensato e reso moralmente al di là di ogni incertezza di giudizio obsoleto, si avverte quasi, direi lo stupore di essere riuscita a riportare il senso dell'eros in una dimensione quotidiana-esistenziale, e forse neoclassica di valori umani; non più quindi "Pavide notti di ragazza" o il senso di una sorpresa: "E' la rosa indigesta | che non ti aspetti d'inverno | tra il fogliame assente". Anche nella visione onirica, l'Eros trova le sue flessioni di espressione reale acquisendo nel `pudore' un valore in più, una motivazione sempre più complessa e profonda da esprimere: "Il pudore bellissimo... | mi stava a capo basso. | Un ragazzo | pareva al primo attacco della maniglia d'ebano | vitale. E la mia voce denudai | penetrante impura. Mia voce nuda che il pudore sciolse e vidi | gli occhi | che masturba il sogno... | E la mia voce si fece più scura. | Pianse il pudore sopra la mia voce la sua nota | più acuta".

Anche oltre l'alter poeticus che vive e si afferma nella dissimulazione ironica di Max Bender "Resta la Donna Scritta | da decriptare come lingua nuova | oppure nuovo enigma". Per tali motivazioni quest'ultima silloge, in particolare, assume in sé tutti i carismi di una poetica (si era già rivelata in Erotica del 1979) che ha voluto essere diversa per meglio essere tale nella sua peculiare novità semantica e metricologica.

Recensione
La rosa indigesta. Contrasti
poesia 
Autori
Maria Grazia Lenisa
Edizione:
Bastogi Editrice Italiana
Foggia 2006

pp. 98
prezzo: € 10,00

Recensione a cura di
Pubblicata su:
Literary nr.4/2007
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