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Dal sogno di Icaro alla cittadinanza dei cieli

Fin dall’antichità l’uomo aspira ad una dimensione diversa da quella in cui è relegato, grazie alla forza di gravità, sulla Terra.

Staccare i piedi dal suolo del nostro pianeta: volare. Ecco il desiderio del bipede umano: librarsi nell’aria e muoversi in ogni dimensione geometrica: avanti e indietro, a destra e a sinistra, e soprattutto in alto ed in basso. Planare con ali di fata, con la fantasia. Anzi no. Di più: determinare in proprio lo spostamento pluridimensionale in condizioni reali.

Narra la leggenda antica che Icaro ce la mise tutta per realizzare questo sogno. Volle imitare gli uccelli e si attrezzò con ali artificiali. Innervate con la cera. E spiccò il volo. Ci riuscì. Ma fino ad un certo punto. Perché volando verso il sole la cera si fece liquida e lo tradì. Le ali si dissolsero e lui precipitò. Morì: quasi una punizione alla sua presunzione di sfidare la sua condizione umana.

Ma è insito nell’uomo il desiderio di spaziare nei cieli. E l’uomo ci riprovò nel corso dei secoli. Leonardo da Vinci ideò (disegnò) il primo apparecchio per volare. Altri studiarono e realizzarono forme diverse per muoversi nell’aria. Deltaplani. Dirigibili ad elio. Fino all’era moderna con gli aeroplani e le navicelle spaziali. Nel 1969 l’uomo mise finalmente il piede sulla Luna. Ed ha in programma di esplorare anche altri pianeti. E l’intero Universo che già (in parte) conosce avvalendosi in particolare dei sempre più moderni strumenti scientifici.

Materia ed energia
Se Icaro ha fallito perché voleva (o solamente poteva) una forma di traslazione della materia (il suo corpo) verso il cielo, nel corso dei secoli l’uomo con le sue conoscenze è riuscito a scindere la materia ed estrapolare l’energia che ne è strettamente connessa. Per la sua ricerca e l’approdo alla conoscenza l’uomo ha faticato molto scontrandosi anche con incomprensioni, scomuniche e riabilitazioni (Galileo Galilei) e sfiorando la pazzia.

Da Il Nulla e il Tutto a pag. 12 All’Ultimo Bivio: “dove la ragione si scioglie in pazzia | dove la materia diviene energia”. L’uomo è “prigioniero del suo limite congenito” perché la natura umana è limitata, imperfetta, e riesce a conoscere solo una piccola parte della fenomenologia cosmica. A pag. 53: “Per questo più conosci, più ti accorgi che è sempre più grande ciò che ancora non conosci”. Illuminante è la copertina del libro con l’uomo che va verso la luce (conoscenza), ma rimane avvolto in un buio (ignoranza) che è molto più grande.

A pag. 50: “Nell’Universo il vuoto non esiste perché l’Universo è un flusso di energia, perciò se manca la materia visibile c’è comunque un flusso di energia invisibile”. A pag. 53: “Dove sembra esserci il vuoto c’è la materia invisibile, e se non c’è materia c’è senz’altro energia. Energia e materia sono in continua simbiosi di trasformazione. La loro precarietà e provvisorietà sono movimento, sono la vita. Si tratta di una precarietà e di una provvisorietà dotate di sensibilità che geme nel dolore come di un parto”.

A causa del suo limite congenito, all’uomo è dato di captare solo una parte di tutto ciò che esiste nell’universo. Le sue conoscenze sono necessariamente limitate. A pag. 51: “L’Universo è una sinfonia armoniosa di comunicazioni fra corpi densi (stelle, pianeti) ed energie, o venti (solari, stellari, galattici) che trasmettono messaggi solo per noi misteriosi. Si tratta di suoni che per noi sono ultrasuoni e coincidono con il silenzio. Il respiro dell’Universo è vita di una sovrumana armonia e perfezione fatta di una infinità di imperfezioni in continua evoluzione”.

Cosa è mai questo figlio dell’uomo?
Come coniugare il desiderio dell’uomo di immergersi, come Icaro, in questo Universo senza confini?

In Il Nulla e il Tutto la risposta trova le sue radici nel libro dei libri, la Bibbia, con una rielaborazione personale da parte dell’autore dei Salmi 8 e 19. A pag. 49: “Quando il cielo contemplo e la luna | e le stelle che accendi nell’alto, | io mi chiedo davanti al creato: | cosa è mai questo figlio dell’uomo? | Tu l’hai posto signore al creato, | a lui tutte le cose affidasti: | le creature dell’aria e dei mari | e i viventi in tutto il creato. | L’uomo non è destinato a governare soltanto sul pianeta Terra, ma è “signore” di tutto il creato, anche se il suo “limite congenito” non gli consente di conoscere e comprendere (in questa vita terrena) tutti i messaggi dell’intera creazione. “Non sono voci che l’orecchio ascolta: | sono armonie che riempion la terra, | sonanti oltre ai confini del mondo | che di letizia inondano il creato.

L’orecchio umano, quindi, non riuscirà ad ascoltare tutte quelle armonie del Creatore, che risuonano anche oltre i confini della Terra. Ma nel corso della storia della salvezza sarà rivelata all’uomo la “buona novella”, che di letizia inonda il creato fin dall’inizio della Creazione.

Cittadino dei cieli
A pag. 54: “L’uomo è portatore di un desiderio più grande di quanto lui stesso riesce a realizzare”. Il sogno di Icaro trascende quindi il limite dell’esistenza terrena . Va oltre i ristretti limiti imposti in questa vita dal tempo e dallo spazio.

Perché l’uomo è “come la semente, come la speranza” pag. 53. Il seme esiste in un tempo “fermo ma non inesistente” finché inizia a germogliare originando la vita (terrena). Ma esisteva anche prima della porta di ingresso (nascita), ed esisterà anche dopo la porta di uscita (morte).

Si tratta di una vita che si trasforma. “È il Figlio che trasforma (fa nuove) tutte le cose” pag. 51. È la resurrezione. A pag. 54: “Ciò che è già realizzato non è più speranza. Ciò che non è ancora manifesto (ma già esistente) è speranza”.

“Ogni essere umano “sta nel mondo senza essere del mondo” (Gv 17, 11-16), cioè abita nella comunità degli uomini, ma la sua vera cittadinanza sta nei cieli”.

Recensione
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