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«Più in là più in qua | sopra di sotto | rimarginando il tutto | serena la marea e i suoi riflussi» (p. 28) oppure «chi sei stata chi eri | nei giovani tuoi ieri | di interrotti pensieri» (p. 9): esperienza, autoriflessione, memoria. L’ultima raccolta di Maria Lenti si compone attorno a questo trittico per il quale è necessario un Cambio di luci, ovvero la messa a fuoco dell’obiettivo di fronte al mutamento di gradazione dell’esperienza: la luce è meno intensa ma più nitida e il particolare acquisisce maggiore risalto.

Una decisa giocosità tenta di offrire un pur lieve compenso al pensiero forte della scrittura: ripetizioni ed elencazioni («parenti amici | affetti conoscenti | questuanti albali || che slargo che s’è fatto | nella scaletta», p. 34), rime e giochi di parole («persegui, ragazza, i tuoi pensieri | mattinieri | nocchieri | velieri | mentonieri », p. 9) affollano le pagine di questo libro, al contrario, molto serio e severo, e ricco di versi che sembrano inseguirsi e ricombinarsi secondo un ritmo incalzante e discontinuo proprio come il flusso di pensieri che li genera.

La stessa suddivisione della raccolta rispecchia l’ampiezza tematica dello sguardo di Lenti: Chiaroscuro, la prima e più ampia sezione con una esplicita attribuzione di qualità al tempo presente, a cui segue Diverse, la sezione ove l’autrice presta la propria voce ad alcune figure femminile della mitologia (diverse in quanto donne e in quanto voci di donne che propongono la loro diversità: Euridice a Orfeo, Lesbia a Catullo, Eco a Narciso, ecc.) e infine Haiku, la cui brevità («Ma se il nero | viene a tenerti stretta | rìdigli in faccia», p. 82) esalta il lavoro di sintesi e di miniatura.

Ma è in un certo senso la poesia finale, in dialetto urbinate (città natale di Lenti) e in italiano, tutta giocata sulla dolcezza di una confessione a se stessa, a fornire una conclusione organica all’insieme: la confessione orgogliosa della propria volontà di continuare a essere e a testimoniare la propria ricerca di realtà. Storia mia di me è una sorta di autoritratto in versi dove Lenti si offre al lettore nella semplicità del suo essere soggetto cosciente, che ha saputo liberarsi di sovrastrutture, false immagini di sé, aspettative per divenire completamente se stesso e offrire alla relazione con gli altri il proprio consapevole e totale contributo di umanità.

Anche per questo il Cambio di luci è utile: per continuare a essere in rapporto e dialogo con la realtà, sia quella particolare del quotidiano sia, e soprattutto, la realtà sociale e collettiva che oggi incombe su tutti noi. E allora l’ironia e la giocosità sono un esercizio intelligente capace di unire il disincanto del tempo e l’umana pienezza del sentimento, così che l’esplorazione della lingua diventi esplorazione del vissuto. E viceversa.

Recensione
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