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Già nella sua raccolta di poesie Colore di donna, Roberta Degl’Innocenti aveva cercato di dare forma e tono alla sua onirocritica entrando coraggiosamente in un affascinante mondo abitato da luci e ombre.

In Donne in fuga l’autrice si spinge oltre, penetrando nello spirito sincero ma anche controverso di alcune figure femminili del nostro tempo, profondamente diverso da tutti i periodi storici in cui la donna ha vissuto.

Il tempo che stiamo vivendo ha sì donato alle donne quell’anima negata loro per millenni ma, al contempo, ha tolto loro una identità (spesso negativamente incancrenita). Ciò porta al dilemma della donna moderna: tornare indietro o cambiare, reinventandosi o reinventando un nuovo modo di essere?

Roberta Degl’Innocenti, accompagnata dalla sua sensibilità, capta i dubbi e i tormenti di questa difficile transizione in cui ogni rapporto uomo-donna o donna-società sta subendo una trasformazione ove è facile perdersi cadendo nella nevrosi tipica dei nostri giorni. E’ proprio da questa nevrosi, dal male del vivere, che talvolta si teme più della morte fisica (come si legge da un brano di Fiore), che l’Autrice tenta di fuggire con le sue creature alle quali presta la sua spiritualità descrivendole in un abbraccio di grande tenerezza.

Tra queste creature c’è Fiore, una donna che conduce il suo “uomo aquilone” fra le trame del suo sogno, c’è Esterina, con una vita che rassomiglia al suo nome che l’Autrice definisce nel racconto La casa sul fiume: “una via di mezzo fra il pretenzioso Ester e l’anonimo Rina” così come ci sono Lupo e Poldo, che un’angoscia insopportabile ha condotto alla follia, e Anita, anoressica, inconsapevole vittima dell’arido perfezionismo della nostra società consumistica. Nel racconto Le stelle cadenti troviamo una Lucetta che preferisce lasciarsi andare al desiderio piuttosto che alla vita reale, fuggendo dall’alternarsi di sentimenti ed eventi. Stranamente proprio Valli, altro personaggio definito “una lucciola venuta da Est” e Camilla, ragazza non vedente, riescono a uscire dell’autodistruttività verso un qualcosa da ricostruire.

Fra gli attori e le attrici di Donne in fuga c’è un denominatore comune: l’amore, guardato, spogliato, visto e rivisto, così vicino alla vita e alla morte da lasciare il lettore col fiato sospeso.

Così, il vero messaggio di questo libro è comunque un invito a guardare nella voragine per poi camminare sulla via della propria trasformazione.

Recensione
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