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Un libretto triste e sofferto. Una prova d'autore esemplare è l'ultima silloge di Veniero Scarselli Piangono ancora come bambini edita da Campanotto di Udine (pagg. 60). ".. e piove e piove sui resti sofferenti | pieni di buchi e di cunicoli di topi | di questi morti inzuppati di fango | che forse piangono ancora come bambini, | ho gridato lungamente "mamma"! | dammi un segno, fa vedere che ci sei, | ch'esiste ancora di te in qualche luogo | almeno un'ombra, un simulacro, forse un'anima".

La prima stesura dell'opera è avvenuta durante la veglia alla salma della madre. E l'intera silloge è scritta per Maria Livia Bressanin ed è un omaggio alla memoria di tutte le madri. Alla lettura dei testi è impossibile non ritrovarsi e non pensare con intensità alle nostre madri "mai abbastanza amate". Maria Livia Bressanin è stata onorata e ricordata con grande amore, da un poeta che si è dimostrato un grande figlio, commovente, di un realismo unico.

La grafica è semplice, il vestitino bianco del libro intenerisce, è il bianco che meglio rappresenta il dolore, senza tanti fronzoli di copertina. L'autore dopo aver lasciato la biologia e l'insegnamento vive sull'Appennino tosco-emiliano nei pressi di Pratovecchio, da alcuni anni si dedica alla riflessione e alla scrittura.

In questi pochi anni il nostro Veniero ha fatto parlare di sé la critica specializzata, i sostenitori, che convinti parlano di una poesia innovativa ed esplosiva, e i detrattori, in gran parte moralisti e censori ad ogni costo. Comunque sia, di lui si parla e spesso. Negli anni '90 Veniero Scarselli è balzato alla ribalta della poesia contemporanea e questo ultimo libro conferma un autore dotato di vena poetica inesauribile e robusta, di sapiente musicalità, dì elevati mezzi culturali.

Un vero trascinatore sia quando propone una poesia di pensiero, sia a nostro modesto avviso, in questo libretto particolarmente apprezzato; quando si cimenta come poeta intimista. Sarebbe interessante scommettere su un futuro poetico di Veniero Scarselli a tu per tu con il quotidiano, che lui sembra non gradire. Ma non anticipiamo il futuro di questo imprevedibile autore. Ritornando al suo ultimo libro, possiamo dire che pochi poeti hanno scritto così ampiamente e seriamente, senza cadere nella retorica, della propria madre. Negli ultimi quaranta anni, accanto al libro di Scarselli, per meriti metteremmo Il seme del piangere 1959 di Giorgio Caproni, interamente dedicato ad Anna Picchi, sua madre. La morte per Scarselli è un "misfatto che ogni giorno si consuma", che offende e stupisce, e il suo lavoro di poeta è così profondo e di scavo, così doloroso e inconsolabile, con descrizioni vere della vita che scorre accanto alla morte. Quel "ronzare di preti e infermieri come mosche su un povero escremento" e ancora "questi grigi e sordi burocrati | amministratori della materia corporale, | luminari che sanno auscultare | solo rozzi eventi meccanici | misurabili senza fatica | e senz'amore". Poi nella morte il dolcissimo rapporto dì dolore fra figlio e madre "Ora che tutto è accaduto | me l'hanno messa su un tavolo di marmo, | da lavare e vestire: è mia per sempre". E l'intensità del rapporto d'amore prende toni alti con le parole del figlio che sussurra alla madre morta: "Mi viene da mormorarle all'orecchio | le parole di un triste conforto | oppure del buongiorno mattutino: | Sai mamma che stamani c'è il sole?".

Un libro intenso, sicuramente il più bel libro di poesie letto negli ultimi anni, carico d'amore, di dolore, di speranza, quella speranza ancora possibile da trovare fra la gente semplice e nobile di cuore, la speranza di Veniero Scarselli che per l'ultima volta guarda il volto, il corpo di sua madre "Chissà se nel gelo dell'inverno | per riscaldarsi sotto tanta neve | in quelle povere case diroccate | dei loro corpi senza pace anche i morti | possono almeno stringersi insieme".

Un bellissimo libro di poesie, lo consigliamo con forza.

Recensione
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