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E incominciò il grande viaggio. Veniero Scarselli è «l'Uomo del viaggio» dentro il dolcissimo, misterioso e terribile labirinto della vita. La temeraira partenza porta la data del 1988. Scarselli salpa con Isole e Vele (Forum-Quinta Generazione, Forlì). Una vela in fuga, gonfiata dai venti della speranza: immagine-simbolo dell'ansia cosmica che divora l'Uomo durante l'andare di una tempestosa, infinita navigazione alla ricerca del Vero: «... e gemeva l'albero | e lo sforzo della vela || ... e io solo.., sapevo | che da sempre ci attendono | mari abitati da uccelli | irraggiungibili isole».

Approdi-rifugio dentro conchiglie colme di ebbrezze incantevoli o di aspre solitudini dove setacciare la vita: «.., allora vidi tra frane | di silenzi di pietre | come rocche emergere | dai fondi marini per millenni | disabitati | quegli scogli incontaminati».

Un possente «Veliere» stregato, denso di misteriosi e ancestrali richiami, vivo simbolico involucro corporeo di un grande spirito assetato di certezze e in vigile ascolto del tragico, inevitabile dissolvimento della materia ma anche delle trasfiguranti resurrezioni dello spirito: «... Il vecchio legno sembra riposare | maledetto nella darsena grande || ... e il marinaio attento | ... pone ascolto | a estranei rumori | a sussulti impercettibili | a gorgoglii del gran ventre || ... certo una specie ignota | di memoria animale | che nell'ora della morte | quando lo spirito è pronto | ad aprirsi come seme | forse s'appresta a ridestarsi».

Così l'ouverture di questo straordinario concerto poetico, atto primo della splendida e temeraria «Odissea» di Veniero Scarselli. Siamo ad Abu Hassan, la terra dei miraggi e delle febbri... dove si vive aggrappati al presente: non c'è passato da ricordare, nè futuro da progettare. Qui il tempo gira su se stesso in un'aria ferma e sospesa. E nel «nuziale splendore» avviene l'incanto dell'incontro tra corpi e spiriti, l'ineffabile fusione di individualità creatrici per un luminoso fiorire «di uomo in uomo, di anima in anima». Qui la sacralità della vita è vissuta in una favolosa e tenerissima mistica del sesso: «... Vieni per mano dissi | ... con timorosa tenerezza | sfiorando il viso umido | del miele della notte ... || E tu che mi facevi dono | nascendo | della tua libertà || ... la verità | dei nostri corpi ignudi | trapassata dai raggi | sbocciata dall'abbraccio trepido | dall'umile antico bisogno || ... E il toccarsi delle carni ingorde | così accese d'attesa | ... e l'esultante penetrazione... | nell'anima senza tempo | improvvisamente aperta | alla voragine |... mi conduce esultante | sempre piú presso | al gran lago del cuore | nel colmo di luce | ove nulla può la parola | ma solo dolcissimi | sottili come onde | sommovimenti dell'animo».

Così l'amore, in un'estasi protratta di sensi e di sentimenti. Ma la vita evolve, tutto muta: altri forti, seducenti, terribili richiami portano lontano. Si rimpiange ma si «deve» partire...: «Anche questo lungo violento | lancinante | uragano d'amore | m'ha lasciato || ... Così timido | è ora il giorno che consumo | così effimero | il lume della lampada | così incapace | la parola che scrivo...|| ... e ancora ci tortura | non aver saputo | trattenere l'amore | nelle mani | non serve cercare sulle spiagge | la pietra lucente il segno | la parola incantata | se non sappiamo | il giusto modo d'amare | se non sappiamo costruire nient'altro | che castelli di sabbia || ... ma io seguo il fiume | come un nomade antico | devo cercare le stelle | ... troverò un luogo per seppellire il cuore | e non piú amare | o amare come gli uccelli || ... mi ascolto | crescere nudo fra le dune | come il lichene senza radice | estraneo anche a te || ... vorrei... | ma nel silenzio | è una voragine | ove noi si precipita | impotenti a volare | anche noi fragili uccelli | dimentichi | della strada di casa... || ... ma quando al tramonto fui solo | coi miei pensieri... | seppi che questa non era | la riva promessa agli eroi | il porto il grembo il rifugio || ... Così viva e matura | ... la dolce pena portai | come la madre il tiglio | Avevo atteso impaziente | che tu nascessi una sera | a questo mondo di stelle | ma invano... || ... Fu un vero addio | di poveri amanti...».

Il futuro è anelito da vivere con sofferenza (l'abbraccio freddo della solitudine – i pugnali delle notti terribili – il roco grido degli uccelli neri) ma anche nell'estasi della contemplazione dell'enorme mistero della vita: «Quando... le grida dei corvi incidono l'aria come dente | io non so piú veramente | se sei mai esistita | forse eri vera solo | nelle notti stellate... || Ma ora che tutto è avvenuto | è necessario | imparare la solitudine | come un male dell'anima | un attributo biologico | anche se talvolta il silenzio | è così assoluto | da sentir duro e spietato | come schiaffo | il rumore forte nero l'urlo | del proprio pianto || In certe notti d'inverno | salendo alla vetta del monte | inondata di luna | luce mortale | intaglia alberi pietre dirupi || ... c'è un agguato mostruoso | fra gli alberi scuri || ... in quest'ora prossima | a partorire la morte || ... Ah le mie notti bianche | popolate d'incredibili sortilegi | ... ignobili forme subumane | ... oscenamente avide di vita... | ... la paura d'essere | lentamente accerchiato | e avvinghiato... || ... Nessuno aveva mai udito | il grido di quell'uccello | ma a me una notte d'inverno | in una foresta lunare d'improvviso | abbandonata da elf i in fuga | traversò come folgore | tutto un arco di cielo... || ... gli uccelli neri | che d'improvviso appaiono | quando sei solo | quando la donna e il cane | tutti t'abbandonarono | e il sangue lentamente s'abbuia | ... e spingi l'auto così forte e la radio che suona | un concerto brandeburghese | no vedi la curva... || ... l'ultima notte | ... quando il cielo e le stelle | cadono nel precipizio | senza timore nè ansia nè orrore... || ... Fu una lunga amputazione che durò molti inverni | ... ancora fatica e dolore | sono in te del serpente | ... nascosto nel fosso | che sta abbandonando alle ortiche la vecchia pelle || ... quando affondasti nel pozzo | di quella lunga notte | di quella pena tenace | che ti apriva | la sostanza umana come una carne | ... prigioniero di quell'istante | ove nè vita nè morte | pii; si distinguono: e il pianto non è pianto | ma un urlo informe una frana di vetri infranti negli occhi | ... Ora avanti ai tuoi occhi | dopo fiero travaglio finalmente | si dischiude con meraviglia | la solitudine assoluta | ... così densa e spessa | che la puoi toccare e sentire | senza dolore || ... Ormai l'attesa è folle | della prossima nave | della prossima terra... || ... e resti attonito | con la faccia al sole | ove sono le mitiche | Montagne Grigie | ove il destino dell'uomo si compie | ... ove solo Dio | inesorabile regna...».

Siamo all'approdo dell'Uomo ormai maturo per le grandi, folgoranti intuizioni che toccano le radici dell'essere. Lontano per sempre da un mondo impazzito, l'attesa dell'abbraccio con l'infinito si fa sempre piú intensa pur tra le nebbie indissolvibili dell'umano limite: «Là dove... Dio gioca a dadi | con le anime e gli universi || ... Quel giorno fausto | con un veliere e un libro | ... e l'enorme fatica | di governare le vele... || Illuminato giorno fra pini e tamerici... | Grida allora forte | che tu cerchi una strada | forse della Verità | f orse di Dio | dove ancora nessuno | mise il piede arrogante del progresso...|| forse un antico eremo... | forse una grotta | forse una montagna sacra... | dove t'inerpichi | con la forza delle unghie fra le rughe della pietra | fino alla vetta battuta | dai venti delle altezze | in un bagliore di sole | aove certo troverai | un'orma una traccia un segno || ... Scoprire l'urna della terra | essere seme | le mani tra le zolle | finalmente fiorite | ... cantando ai poveri e ai ricchi | anche alle, genti ostili | le storie vere della vita | e della morte | dell'amore e della guerra | contento dell'elemosina | di una stretta di mano | Ma chi aprirà le braccia | con le lacrime agli occhi | farà germogliare | la parte chiusa del cuore... | e se ne andrà per il mondo | come Santo Francesco | a parlare d'amore | tre castagne e una mela | una rosa nel cuore... || Tornammo allora alle montagne per restare nascosti | ... solo i giovani cani | ... vennero piangendo | a leccarci le mani... || Dopo che la lugubre marcia | del cemento e dei barattoli | sulle spiagge di petrolio | ebbe sommerso | anche gli organi delle chiese | e il fratello scannò come bestia | il fratello... | vidi colei che inerme | con amore raccoglieva resti | ignudi di bambole di plastica... | mi guardò per un attimo | con amore umano | perchè piú non sapeva parole | ... Allora fui contento | d'essere sopravvissuto | alla vecchiezza estrema del mondo | per vedere e toccare | l'ultima creatura di donna | capace ancora di offrire i suoi occhi | in quest'ora di stordimento || ... Così si consuma | giorno dopo giorno | la passione di vivere | nel nostro cuore di vetro... || ... ma ora vere stelle | incombono... | forse la vera voce | che chiama di Dio? || ... Una grande notte di stelle | mi abbraccia... | come meretrice | ... oggi non vedo che stelle | sopra il mio corpo chino».

Dopo la trasfigurante esperienza, un ultimo messaggio: «All'oasi di Abu Hassan | non arrivate giammai | viaggiatori che nel deserto | avete smarrito il cammino... ».

Così si conclude questo primo veemente romanzo lirico di Veniero Scarselli. Storia di un viaggio fascinoso e terribile di un Uomo consapevole, alla ricerca della propria identità tra transiti battuti dal vento e dalla polvere delle passioni umane, tra passaggi di uragani di sete e di delirio, verso polle sorgive, guidando il proprio «veliere» di carne e d'anima sotto le stelle di lontani universi. Le avventure e le scoperte di questo «Capitano» coraggioso si fanno via via piú sconvolgenti e coinvolgenti tanto che, ad un tratto, spariscono come fantasmi i riferimenti personali e ci rendiamo conto che è la nostra storia che andiamo con tremore dipanando.

Scarselli, con la violenza avida e impietosa dello scienziato, buca, fruga, seziona, indaga per ciascuno di noi; ma, poichè soprattutto grande poeta, ci offre la realtà dell'umana avventura entro le partiture di una musica fascinosa, incalzante, immaginifica, ricchissima e indimenticabile che regge stupendamente il ritmo del racconto oscillante tra il sogno e il vissuto, riuscendo come nessun altro ad aiutarci a spezzare i ceppi, a cancellare i confini, a confonderci con il respiro lungo delle cose, a liberarci in una cosmica dimensione.

Ecco i brandelli di carne della memoria, le altalene tra il piacere e il dolore, lo smarrirsi nelle piú lontane dissolvenze del sogno fino alle guglie incantate della contemplazione, sopra le quali vorremmo vedere Dio. Già da questa prima opera il Poeta rompe la crosta del precario, di cui è rivestito il mondo, per cogliere «l'archetipo».

Isole e «Vele», infatti, non è soltanto l'auto-biografia di un viaggio individuale ma assurge all'importanza di ricerca esistenziale e di simbolo della sacralità della vita. Seguiamo con simpatia e intelligenza questo gigante che affronta e abbraccia la vita; seguiamo questo affascinante Orfeo che con la musica dei suoi versi ci cammina sull'anima, la persuade, la colma d'armonia, la incendia di lontani, altissimi e struggenti orizzonti.

Recensione
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