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La prefazione di questa raccolta di poesie di Filippo Giordano è stata curata da Vincenzo Rossi che, fra l’altro, annota: “… Lo sguardo e l’animo del poeta amano gli spazi, gli alti e lontani orizzonti, i densi colori e i dolci frutti della terra, gli odori genuini e i respiri delle foglie che purificano il sangue intorbidato dagli irrazionali illusori progressi e ridanno il piacere di vivere…”; ed anche Giorgio Barberi Squarotti, in poche righe ne parla in modo decisamente positivo: “… mi sembrano davvero molto belli e originalissimi…”.

Quasi tutte le liriche sono composte da due strofe e propongono l’alternarsi delle stagioni in terra di Sicilia. La terra che trattiene il seme durante l’inverno sotto la neve, come il ventre materno lo custodisce, per poi farne germogliare i frutti: “Vomere solca. | Utero inseminato, | la terra geme || Dicembre vola | dentro fiocchi di neve | viene Gennaio”. E’ il paesaggio l’ispiratore di queste poesie, così monti e colline, sembrano seni della natura che offrono arance dai rami colmi, i colori dell’alba, con il vento dello scirocco sui mandorli ricoperti dai fiori bianchi annunciano nuove notizie, le api si posano sui fiori rosa del pesco. Il melograno, i monti, il verde dei boschi, tutte queste cose, parlano dell’alternarsi delle stagioni, ma anche del passatempo al bar , dove si gioca a tressette e la fortuna va al giocatore più bravo: “Al Gran Bar | per il torneo di tressette | stanno assiepati | …”; “Al gioco vince | chi fra i fortunati ha | più abilità?|…”.

Anche i profumi, nell’alternarsi delle stagioni, cambiano, così l’estate, con i giorni più caldi e con il mare azzurro, spande nell’aria il profumo dei tigli: “Tigli odorosi, | di giorni caldissimi | invocate ombre. || Mare, miraggio | di fluide carezze, | amaca azzurra”. Le feste, d’estate portano tanta gente in piazza per festeggiare il Santo patrono, recano tante speranze che s’innalzano verso il cielo, insieme ai palloncini colorati, mentre di notte i fuochi artificiali illuminano il paese: “E con la festa | s’alzano colorate | tante speranze. || Di luce vanno | il buio a fecondare, | in cielo, fuochi”.

L’autunno è ricco di vigneti, con grappoli profumati che riempiono i cesti ed i fichi d’india rossi e gustosi: “Sotto il cappotto | qua puoi scoprirle bianche | oppur dorate, || gustose dentro, le rosse più dell’altre, fico dell’indie”.
Recensione
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