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A ogni prima luce

Una introspezione scevra da autocompiacimento e retorica anima la silloge di Maurizio Zanon, permeata da un raccoglimento personale estremamente vivo, lontano da effimere ricercatezze stilistiche, ricco di sentimento senza scivolare nel mero sentimentalismo.

La densità dei testi si evince particolarmente nei versi più brevi, nelle veloci immagini in cui si palesa un mondo naturale dai molteplici linguaggi e dai plurimi volti ed espressioni, visto attraverso l’intimo bisogno di confronto con l’altro da sé.

Il paese nautico trabocca di memoria e dolcezza, bellezza millenaria trasfigurata in visioni quasi mistiche e seducenti, che virano il lettore verso percorsi immaginifici e inesplorati.

Le piccole cose, piccoli momenti che sono le vere perle del tempo, contraddistinguono l’estetica di questo autore, che racconti paesaggi del quotidiano sullo sfondo di una Venezia senza tempo.

“Ma l’usignolo ubriaco è qui con me/ mi guarda incredulo, mi fa compagnia/ e in punta di piedi è entrato nel salottino dell’anima/ testimone silenzioso di continue tristezze e frustrazioni”: l’anima di Maurizio Zanon dialoga con l’oscuro mondo della sofferenza, attraverso un incanto infantile e magico.

“Ho l’età dei morti/ ma l’ingenuità di un bimbo” dice l’autore, indicando proprio nella magia del modo infantile il luogo ideale dove vivere una nuova, salvifica percezione del reale, attraverso il ricordo, la speranza, la volontà di chiedere ancora e per sempre “una grazia per sopravvivere”

Recensione
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