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A Venezia o altrove. A Venezia o altrove ti ritroverò

Attraverso la vicenda del protagonista, un falegname veneziano reso prigioniero dai Turchi nell’ambito delle prime schermaglie della terza guerra turco-veneziana (a meta del XVI sec.), Bertacchia firma un volume di indiscutibile valore culturale.

Nel rispetto di tutti i crismi degni del miglior romanzo storico, l’autore riesce con equilibrio e misura a integrare le varie dimensioni della scrittura narrativa-documentaristica, consentendo ai personaggi e al plot di avere tutto il respiro e la definizione che occorrono per avvincere il lettore, non sacrificando in alcun modo, però, lo sfondo socio-politico e la temperie storica in cui le vicende narrate trovano collocazione.

In primo piano si delineano usi e costumi della Serenissima all’inizio del suo declino, allorché proprio il conflitto perenne con l’Impero Ottomano fiaccò progressivamente le forze della Repubblica. Entrando nella vita quotidiana, nelle abitudini e addirittura nell’idioma della città lagunare godiamo di una ricostruzione fedele o quantomeno verosimile dell’epoca.

E altrettanto a dirsi in merito a variazioni “esotiche”, dal deserto ad Istanbul, cui ci conduce l’avventurosa vicenda che occupa il romanzo.

Ugualmente di rilievo il tratteggio del confronto tra diverse culture, quella orientale e quella occidentale, e religioni, cristiana e musulmana, in cui si intravedono elementi che a tutt’oggi balzano in primo piano nelle cronache.

Per scrivere un libro del genere e riuscire nell’intento occorre più di una qualità: bisogna essere bravi scrittori, narratori smaliziati, fini eruditi e studiosi intelligenti. Bertacchia riveste egregiamente tutti gli abiti necessari, forgiando un’opera complessa e omogenea ad un tempo di cui consigliamo vivamente la lettura.

Recensione
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