Servizi
Contatti

Eventi


A Viso Aperto

“Se vuoi leggerne solo una parte, preferisco che tu non lo legga”: questo è il messaggio che Domenico Ventola rivolge subito al lettore, appena aperto il suo libro.

Da questa istanza si capisce immediatamente che l’autore considera la propria opera un organismo compiuto, e integrato in ogni sua parte. Per percepirne lo spessore e la forma non può essere segmentato, e nessuna sua porzione deve essere rimossa, altrimenti il messaggio di cui è portatore potrebbe non solo risultare solo monco, ma anche stravolto nel proprio significato originale.

Nessun problema: la lettura di “a viso aperto” scorre agevolmente, e di questa silloge si fanno particolarmente apprezzare la poetica schietta e priva di retorica, contraddistinta da una grande capacità introspettiva e descrittiva al tempo stesso.

“Non mi offristi, / deserto / almeno il miraggio di un’oasi / per una breve sosta / mi condannasti a vagare smarrito / verso il tuo irraggiungibile orizzonte / a chiedere un senso del tempo infinito”: il vuoto, la caducità delle cose terrene, sono quell’abisso che minaccia ogni creatura mortale, che pure è costretta - come l’autore - a muoversi dentro questo senso di mancanza, di sottrazione e di perdita. Il tempo, per Domenico Ventola, è custode beffardo del quotidiano, degli attimi che si susseguono incessanti, e delle illusioni che affliggono e minacciano persino i ricordi: “s’illuse invano che di esse / il ricordo durasse / che quelle pagine / sfogliate pigramente / segnassero appena qualche attimo / del loro tempo distratto”.

L’oblio, l’indifferenza, sono peggiori di ogni dolore vissuto “a viso aperto”. L’autore argomenta il proprio disagio, ed insieme alimenta il bisogno di continuare a stupirsi “anche del nulla”, fremendo di ammirazione verso una natura che non cede, dove “quel fiore non cessa di attendere, / radioso inebriato”.

Eppure, i testi di Domenico Ventola non esprimono desolazione, ma in questa versificazione puntuale e scevra da ogni eccessivo ricorso alla metafora, si evidenza una poetica colta e raffinata, mai scontata.

In questo cono di ombra e di luce, e di attesa che rinnova un nuovo incanto espresso dall’arte poetica, si realizza quella speranza solo accennata nei versi; un incitamento a vivere appieno a propria esistenza, anche al margine di un abisso umanamente incomprensibile, “per meritare l’incontro di domani / se l’incontro è immaginabile, / se esiste / il soffio che disperde la cenere del tempo.”

Recensione
Literary © 1997-2020 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza