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Elena, Ecuba e le altre

Nel volume presentato si sovrappongono almeno tre livelli di lettura. Il primo, diciamo a grado zero, lo stato della poesia, che si manifesta per frammenti, in forma di dialogo muto, quasi a evocare il canto attualizzato di una tragedia in cui - anzich seguire un solo filo conduttore - la trama colta al suo interno e subito rilanciata. Giocasta ad Edipo: “…solo la luce mi appartiene ora. / stato un lampo, Edipo. Un lampo.”.

Tale circostanza si comprende meglio analizzando il secondo livello di lettura, che quello del contesto culturale di riferimento in cui si situano queste poesie. Soltanto avendo una preparazione sul mito e sulle varie interpretazioni del mito ad opera delle grandi letterature (dai greci ai moderni) possibile godere appieno dello sforzo autoriale e culturale di Lenti. Come altrimenti cogliere tutta l’ampiezza delle parole che Erifile rivolge a Anfiarao? (“Per una collana e lenzuola candide / ti avrei indotto a marciare contro Tebe. / Sei cos sciocco da scambiare orgasmi / con l’esistenza intera?”).

Infine, il terzo livello, quello dell’impegno “politico”, posto in rilievo dalla scelta di dare parola ai personaggi femminili del mito, consentendo loro un supplemento di leggenda, un tono maggiore nel quale modulare quanto, nel mito conosciuto, veniva ad essere taciuto. Una sorta di riscatto postumo in cui la presenza femminile posta al pari di quella maschile, laddove il mito sottintendeva o indifferentemente, nella scrittura dei grandi classici, ignorava. Cos Psiche a Eros: “Mi hai portato in un palazzo incantato / ma ti neghi a rivelarti o a svelarti. / Appagato del tuo buio, vieti che ti si scopra. / Desiderosa di chiarezza, / alzo la lanterna e ti rischiaro a lungo.”.

Recensione
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