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Entelechia

Entelechia”, ovvero la realtà che ha raggiunto un pieno stadio di sviluppo, in contrapposizione allo stato di potenza. Gianfranco Jacobellis ha scelto questo termine aristotelico per intitolare la sua pubblicazione, composta da testi compatti e intensi nella loro urgente brevità, e dove la memoria e il quotidiano si intrecciano ripetutamente.

“La luce è / il convegno delle anime / che hanno attraversato la vita / per scegliere di mostrare / ciò che era nascosto / alla penombra degli sguardi”: luce – o coscienza – che svela i misconosciuti aspetti dell’essere umano, potenza che diventa atto (appunto), e confronto pieno e lucido con quel “pensiero dell’anima” invocato sovente dall’autore.

Gianfranco Jacobellis cerca un punto di congiunzione tra la realtà e il suo motore invisibile, e interroga con schietta franchezza il passato “custode di memorie” e ogni aspetto del mondo contingente, confinato da quell’orizzonte di umana coscienza che divide “due nature diverse / non è raggiungibile / ma spesso è tra noi”.

Il lettore non può non avvertire la tensione dei versi rivolti ad una perenne e incessante ricerca, atto che non può mai interrompersi perché complice di una natura umana che può cogliere solo sfuggenti aspetti del creato, senza comprenderne appieno il vero mistero.

Le poesie di Gianfranco Jacobellis esprimono una originale musicalità, e una raffinatezza che non si perde mai in vuota retorica, ma afferma uno stile originale in cui pure si avverte l’influenza della migliore poesia italiana del ‘900,

In “Entelechia” si svolge con consapevolezza una riflessione frutto di una matrice filosofica, che la poesia quasi magicamente rielabora e reinterpreta; un viaggio intimo nell’espressività e nella poetica umana, che diventa messaggio di quella “illuminazione” (atto della coscienza) dove finalmente “(..) l’eternità / e la vita / hanno la stessa ombra.”

Recensione
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