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Florilegi femminili controvento

Del titolo scelto dall’autrice per la sua raccolta è immediatamente comprensibile la prima parte. Quasi tutti i testi, infatti, sono dedicati a donne (tra le sezioni in cui è diviso il volume contiamo “Dediche”, “Piccole Donne”, “Donne di casa mia”) e frequentemente la Toffanin ricama le sue liriche nel profilo di specie floreali, i cui contorni si scambiano e intrecciano con quelli femminili del caso (tra i più semplici e riusciti quelli in cui immediata è la corrispondenza: “Magia del campo, Giulia / sono i soffioni / color di seta. / Catturano dentro / occhi di labbra / perfino il respiro / d’ogni bambino.”).

La scelta dell’emisfero femminile pare più una disposizione che una mozione, non un’istanza post-femminista, insomma, bensì una inclinazione alla sensibilità, alla delicatezza e alla valorizzazione di quanto nel carattere femmineo trova migliore espressione. Non contro il nemico maschile, mai evocato, in realtà, ma a favore del sublime femminile.

Se nell’esattezza delle descrizioni floreali questa scrittura può ricordare i versi di un’altra poetessa cara a chi qui scrive, Anna Cascella, nella fortissima delicatezza (si passi l’ossimoro) con cui l’autrice reclama la limpidezza delle emozioni cantate riecheggiano i versi di Emily Dickinson.

Ma al di là delle prossimità letterarie, la Toffanin tratteggia una scrittura riconoscibile nelle sue peculiarità. Si è accennato sopra al ricamo. E proprio nel sapiente dosaggio e intreccio di figure retoriche, nel prelievo dal linguaggio comune e da quello ricercato (anche di stampo tecnico-botanico), nella misurata ritmica di una metrica in cui, prediligendo l’autrice l’endecasillabo e il novenario, si compone una musicalità per stanze composte frequentemente da quattro, cinque versi, in tutto ciò si distingue uno stile che potremmo definire sobriamente ed elegantemente ricercato, senza deviazioni verso stucchevoli preziosità o, al contrario, senza scadimenti in toni colloquiali che mal si sposerebbero al tono di insieme.

In tale spartito anche le note più cupe risultano armoniose: “Nidificano i marmi della morte / se premurose mani accendono / memoranti spighe d’amore”. E anche al di là dell’ultimo evento, perfino la presenza ultraterrena si manifesta alla stregua di un fiore: “Fra neri velluti alata dal sogno / s’eleva la rosa carminio / perlata dall’alba-rugiada / al suo profumo inebriata”. E più oltre “Mia madre forse dal fiore più amato / rinata a riprendersi vita nel sogno?”.

Lasciamo quindi i lettori al piacere di una lettura che oseremmo definire “multisensoriale”, se al godimento della lettura stessa si aggiunge la musicalità del verso e il profumo che da tanti fiori pare scaturire sfogliando le pagine di questo libro.

Recensione
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