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Fossa Clodia. Quaranta brevi storie di terra e di acqua

Fossa Clodia è il nome originario di Chioggia. Clodio, eroe troiano partito assieme ad Enea a seguito della sconfitta con i Greci, raggiunse la laguna veneta e fondò la città che si configura, al pari di Venezia, come un arcipelago di isole e isolette tra loro collegate. Vi è poi una restante parte della città che si sviluppa nell’entroterra e che comprende le foci di vari fiumi e fiumiciattoli, tra cui il Brenta e l’Adige.

È quindi indubbio che la città possa vantare un rapporto privilegiato con l’elemento acqueo, da cui trae origine e sviluppo.

Tale “liquidità” permea i quaranta racconti raccolti nel libro edito dalla Biblioteca dei Leoni, Fossa Clodia, che oltre ai testi ospita alcune foto poste in dialogo con i luoghi descritti nei racconti (le foto, stampate in b/n con predominante dei toni scuri, hanno quasi tutte ad oggetto spazi in cui in cui non è presente alcun soggetto umano e, spesso, in stato d’abbandono).

La prosa adottata da Cremona (che alcuni commentatori hanno definito “prosa d’arte”) viene scandita da una sintassi incalzante e arricchita da un apparato retorico e metaforico che indurrebbe ad inquadrare alcuni passaggi di questo libro nell’ambito del verso libero, se non fosse per la disinvoltura metrica che impedisce a questa scrittura di essere considerata “poesia”. È comunque un flusso immaginifico che scorre tra le pagine, tanto da essere giustificata la scelta di non usare maiuscole in alcuno dei quaranta racconti, proprio a significare come l’inchiostro di stampa sia in rapporto metonimico con l’acqua della laguna.

L’autore, alternando dialetto chioggiotto e italiano, segue tre linee prospettiche: una sorta di indagine antropologica sugli abitanti più caratteristici dei luoghi di interesse, sono questi i testi raccolti sotto il titolo “Dal somegèro” (Dal fotografo); visioni oniriche che vedono i luoghi animarsi e dialogare con le fantasie dell’osservatore, sotto il titolo “Stravedamènti”; ed infine descrizioni di angoli e vedute tipici della città.

Per inquadrare la forza espressiva di questo omaggio a Chioggia, vale la pena riportare due stralci tratti dal libro.

Nel primo si testimonia il rapporto di compenetrazione tra uomini e luoghi: “sono cresciuti persino i rovi sui nostri volti, i nostri nomi sono diventati branchi di pesci sulle bocche d’oro delle icone”.

Nel secondo, i luoghi stessi entrano nel vocativo e addirittura si confondono alla presenza umana: “non distrarti. sii come una duna, che accetta do cambiare forma. sii come il bagnasciuga, che accoglie l’acqua e la terra ugualmente nei solchi disuguali della fortuna. sii cespuglio. sii infine come canna, che guarda da terra grata di essersi potuta seccare sempre sullo stesso suolo”.

Fossa Clodia, dunque, è un luogo che diventa libro che, a sua volta, ridiventa luogo, laddove la potenza della scrittura è in grado di generare dal nulla una mappa di riferimenti e un ambiente in cui muoverci con la percezione di essere veramente in quei luoghi, rimanendo a leggere seduti sul proprio divano.

Recensione
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