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Fuga dal bunker

Il romanzo di Massari prende spunto dalla tesi, non isolata se pure minoritaria, della sopravvivenza di Hitler ed E. Braun al bombardamento di Berlino. Le circostanze non chiare del ritrovamento di due corpi carbonizzati, e quindi irriconoscibili, cui furono riconosciute le identità del Führer e della sua compagna (sposata poco prima della morte), aprono la via ad una suggestiva ricostruzione storica alternativa a quella resa nota istituzionalmente.

Seguendo le vicende della celebre quanto famigerata coppia, l’autore ci introduce nella crisi di coscienza di un popolo che, soprattutto nelle ultime fasi del Reich, mostrava tutte le sue contraddizioni, poste poi alla luce della storia nel processo al nazismo che inevitabilmente considerava sullo sfondo un popolo, quello tedesco, coinvolto nel complesso e drammatico ruolo di vittima e complice ad un tempo.

Sintesi dello snodo storico e sociale di cui sopra è la figura di un esponente delle SS, scosso da un tragico dubbio sulla sua scelta di adesione al Reich, vero e proprio atto di fede, e allo stesso tempo plagiato da Hitler, soprattutto laddove presente e prossimo alla sua esistenza, tanto vicino da rendere sovrapponibili i destini dello stesso Hitler e della Braun a quelli, per l’appunto, del soldato Hayek e della sua compagna. Il giallo pare svelato, ma nonostante lo spoiler (ce ne scusi il lettore) e proprio a legittimazione dello stesso si deve rilevare come il pregio maggiore, tra i vari, del romanzo, sta nella approfondita e accurata definizione, da parte di Massari, dei tratti psicologici dei vari tipi, o archetipi, che hanno rappresentato, sul palcoscenico della storia, una drammaturgia tanto violenta e assurda quanto, soprattutto nel caso del protagonista, ineluttabile. Esemplare, a tal proposito, l’analisi dei vari momenti di crisi di identità della SS, esemplarmente scelto come sosia del Führer per consentirne la fuga, che proprio nelle pieghe dell’incertezza e nella fragilità dei sentimenti concede alla storia di avere la meglio su quelle che, forse, sarebbero state le sue determinazioni se la Storia (con la s maiuscola) non fosse stata così vicina.

Tornando alla “finzione storica”, la vita oltre la morte (presunta) della coppia Hitler–Braun passerebbe per la Spagna franchista, deviando, quindi, dalla più nota e documentata teoria alternativa che vedrebbe la sopravvivenza della coppia nell’ambito della c.d. operazione Odessa e, quindi, su suolo argentino.

Ma al di là della suggestiva ricostruzione storica, ribadiamo come la cifra di maggior pregio di questo pur avvincente romanzo sia la sensibilità storica, antropologica e psicologica dell’autore, che ci rappresenta il dramma alla luce di una sceneggiatura tanto sofisticata quanto pregnante.

Recensione
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