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Giorgio e il drago

Sono diversi i piani di lettura di questo libro per ragazzi.

Nelle prime pagine del libro troviamo un nonno che legge al proprio nipotino un libro di fiabe.

In un gioco di specchi, il vero piccolo lettore e il nipotino della finzione si troveranno al cospetto della più classica delle fiabe, che per protagonisti vede il principe buono e il drago cattivo. Sin qui il secondo livello.

C’è poi un terzo livello che - agendo su una dimensione meta-narrativa - prende avvio dalla scomparsa del nonno che trova la propria morte prima di aver terminato il racconto. Il nipotino sarà quindi costretto a cercare nella biblioteca del nonno lo stesso libro che questi gli leggeva, imparando così a leggere.

Ed infine, se vogliamo leggere metaforicamente l’intera vicenda, si pone in rilievo il paradigma della crescita secondo il quale soltanto di fronte ad una difficoltà, la scomparsa del nonno, si raggiunge un risultato, l’apprendimento della lettura.

Ma non termina qui l’intersezione dei vari percorsi narrativi ed interpretativi offerti da questa storia, dal momento che il bambino non troverà in alcuno dei libri del nonno la fiaba da questi narrata e comprende quindi che quella del drago era una storia scaturita dalla fantasia.

Così, in un’ulteriore evoluzione della crescita intellettuale, il bambino della finzione ed il piccolo effettivo lettore si troveranno a dover, a loro volta, inventare e scrivere il prosieguo della narrazione. L’ultima pagina, infatti, è lasciata in bianco perché sia il lettore a decidere la sorte dei due protagonisti, il principe e il drago.

Dall’apprendimento della lettura alla scoperta della scrittura. Ecco che questo volume agisce allora come dispositivo che mette in azione tutte le capacità coinvolte: una sorta di libro interattivo in cui muoversi come in un castello incantato da inventare ad ogni passo.

Recensione
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