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I conti dell’anima

In questo particolare viaggio letterario ed esistenziale, Leda Palma adotta liberamente ogni registro a sua disposizione. Prosa, poesia, immagini, foto. La cifra che caratterizza i “conti” dell’anima si trova nella percezione che ciascun lettore può maturare nell’attraversamento del prezioso volumetto edito da Campanotto.

Al centro della vicenda che occupa la narrazione sta il rapporto tra padre e figlia. Nel recuperare la distanza che per anni ha separato i destini di Rosalba e Berto, oltre a ri-scoprire il legame familiare, ciascuno dei due protagonisti ha modo di ripercorrere una faticosa ma salvifica introiezione sino ai nodi della propria “anima”, che forse soltanto grazie al sentimento e ad una forza primigenia, come quella genitoriale, possono essere sciolti.

Per trovarsi e ritrovare una condivisione plausibile padre e figlia devono allontanarsi dal proprio luogo d’elezione (spirituale, nel caso di Rosalba, lavorativo, nel caso di Berto) e quindi accordare ad un luogo del passato caro ad entrambi, la vecchia casa paterna, lo spazio, fisico e mentale, di una reciproca accettazione. Proprio da questa accettazione nasce il presupposto di un nuovo avvio. Accettazione è cosa ben diversa dalla rassegnazione. L’una significa accoglienza, l’altra rinunzia. Il padre accetta il dolore e le scelte della figlia, non del tutto condivise, la figlia perdona il silenzio del padre rimasto fermo nella propria contrarietà anche a fronte delle richieste d’aiuto della figlia.

Gli errori rimangono, ma è un atto di fede credere in chi ci sta vicino, affidarsi alla sua comprensione per accompagnarsi oltre le distanze e le differenze.

Tra le varie poesie all’interno del libro, una pare sintetizzare le parole sin qui spese:

“Pascolava la nuvola / dolore / lungo il cielo degli anni / tesseva indifferenza / intorno a lei / Nuvola tendi una mano / di sole / a spartire l’amore / Ora il coraggio percorre / passi / perduti e con il vero / scambia il silenzio / Ora ciascuno è il giorno dell’altro”.

Recensione
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