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Il Centauro malato

L’opera omnia raccolta in questo volume testimonia la tensione creativa di Brina Maurer (pseudonimo d’arte), costante nell’arco degli anni e delle varie sillogi pubblicate.

La spinta creativa dell’autrice l’ha spinta a frequentare le varie possibilità offerte dalle forme poetiche: dalle più brevi e folgoranti, stile haiku: “In un monastero / laici presagi / divorano il verde”, a “stanze” che configurano veri e propri quadri: “Una catasta di legna da ardere / dimenticata, /spruzzata di neve, / e un caminetto vuoto”, oppure: “Un mazzo di carte /preparato per una partita / mai giocata, /e attorno a un tavolo sedie vuote”.

La penna della Maurer riesce a spaziare con eguale icasticità dal realismo (si considerino gli esempi sopra riportati ) al simbolismo: “Mani invisibili / uccidono / il boia segreto, /delicato cervo / dalle cuspidi d’acciaio”.

Dal poemetto breve all’aforisma, non sottraendosi ad episodi di cronaca. Tutto rientra comunque nella bellezza della forma e nella forma della bellezza. Una forma che, si badi, non può essere contenuta in un perimetro pre-definito e comunque non può e non deve ribadire se stessa, poiché nella differenza sta un valore di eguale bellezza: “Vivo la vita / come un quadrato su un cerchio. / Debordando”.
Recensione
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