Servizi
Contatti

Eventi


Il silenzio dell’amore

Quando si tratta l’opera di un simbolo è sempre difficile esimersi dal delinearne i tratti.

Anna Achmatova rappresenta per i russi la purezza della lirica, la passione della poesia, l’emblema dell’essere votato alla poesia.

Donna bellissima e inquieta, personaggio di culto per generazioni di poeti, la Achmatova incarna la musa. Non colei che canta l’amore, ma l’amore che canta attraverso lei.

La sua biografia è stata attraversata da storie d’amore struggenti, dolori laceranti (su tutti il carcere del figlio), la gloria e la proscrizione vissute con lo stesso attaccamento per la sua terra, prima madre e poi matrigna.

Il bel volume uscito per i tipi della Biblioteca dei Leoni, con traduzioni di Manuela Giabardo e Paolo Ruffilli e un saggio introduttivo di quest’ultimo, è un piccolo scrigno che raccoglie alcune delle più significative liriche della poetessa (o poeta, al maschile, come amava definirsi la Achmatova). I commentatori non hanno mancato di rilevare anche la bella copertina, con riproduzione di un disegno di Amedeo Modigliani che la ritrae.

“Poeta” dell’intimità, di una visione privata dell’esistenza, la Achmatova non rimase estranea alle vicende del suo tempo (e lo testimoniano anche testi contenuti in questo libro). Al contrario, le vicende del suo tempo caddero pesantemente sui suoi passi, e proprio per questo, forse, volle conservare nella poesia la limpidezza e il calore di un sentimento declinato in tutte le sue variabili.

Non l’amore vissuto come tempio o come stato di grazia immune: “Vivo come il cucù dell’orologio, / non invidio gli uccelli dei boschi tuttavia. / Mi danno carica e io faccio cucù. / Però, lo sai che a un nemico soltanto / un tale destino augurerei”.

Pur cresciuta nella lettura di Dante e intrisa, quindi, del dolce stil novo, la “poeta” russa accoglie il destino del sentimento con tutte le sue ombre, non censurando alcun aspetto di un immaginario inesauribile che dalle elevazioni dell’estasi sa osservare e accogliere anche i presagi più cupi: “Vedo, io la falce della luna / tra le foglie dei salici infittiti, / sento, io sento lo scalpitio / degli zoccoli ritmati”.

Essenziale nei suoi versi, la scrittura della Achmatova parla direttamente a ciascuno di noi, entra immediatamente in sintonia con emozioni condivise: “Non riusciamo a dirci addio / vagando fianco a fianco senza meta. / E intanto si fa buio, / tu pensieroso, io zitta.”

“Poeta” per eccellenza, la Achmatova in questo volumetto viene egregiamente omaggiata. Un libro da leggere, rileggere e tramandare; un classico, insomma, davvero ben curato.

Recensione
Literary © 1997-2023 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza