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La porta del tempo e l’infinito

Affrontando il volume in lettura, partiamo dagli estremi. In copertina campeggia “Improvvisazione n. 8”, di V. Kandinskij; opera in cui prevalgono, nel percorso dell’artista russo, la ricerca del rigore e dell’equilibrio, in cui la dinamica delle linee è focalizzata dalla forma circolare e proprio su tale fuoco si concentra lo sguardo dell’osservatore, chiamato a condividere la grammatica dei segni offerta dal pittore. Il retrocopertina, invece, ospita un cd in cui è registrata la parte finale dell’unica opera composta da Offenbach,“I racconti di Hoffmann”, a sottolineare, per ammissione dello stesso Nigro, la funzione che assume l’arte nel sublimare anche il dolore, e così la vita stessa, ad assoluto valore.

Quindi dedizione totale alla poesia associata al più assoluto rispetto della forma. Il lungo percorso autoriale di Nigro dimostra, in effetti il suo perdurante impegno nella scrittura, riconosciuto dall’attenzione sia critica che istituzionale. Così come l’esattezza nella scrittura poetica è messa al servizio di un’incessante ricerca di senso.

Il richiamo leopardiano nel titolo testimonia, infatti, un’analogia con la poetica del maestro di Recanati in uno dei fattori che marcano la scrittura di Nigro, ovvero la dimensione filosofica del suo versificare. Talvolta essa si esprime lungo una linea che può ricordare il Caproni metafisico: “Ero arrivato al Confine. / Nella terra di nessuno, / la Casa. / Sapevo chi l’abitasse, / ma non potevo entrarci.”. Altrove la visione poetica si fonde con quella epifanica e il testo diviene sentenza: “Dov’è poesia è verità e sogno / perché verità è sogno e poesia, /e il sogno, poesia e verità, / e dove poesia, verità e sogno / là bellezza e amore.”.

La prima istanza della scrittura di Nigro, tuttavia, che rimane prettamente artistica, intendendosi la poesia come arte e non come letteratura, affiora e affiora nella sua dimensione più propria, offrendo immagini di assoluto valore metaforico: “Sono ormai spenti i solitari comignoli / di case abbandonate all’ultima luce, / presagio oscuro nell’implacabile foschia. / Dalla vuota fioriera colori di gerani /pendenti sulla silenziosa via / disegnano memorie di forme ormai scordate.”.

Nel complesso questo volume raccoglie la testimonianza di un passaggio, intellettuale e poetico, che trascorrendo segna una traccia ben definita tale da rimanere nella più ampia memoria del sapere, così come la miglior letteratura, l’arte e la filosofia, appunto.

Recensione
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