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Lasciamoci così

Questa opera di Alberto Liguoro colpisce per la varietà di stili e registri che la contraddistinguono.

Se inizia come una versione narrativa, pungente e sagace, della condizione umana, poi si sviluppa arditamente attraverso nuovi canali di comunicazione: lettere, parole che si compongono di vita propria e “danzano” un proprio significato, donando al lettore la suggestione di un universo mobile, non più statico, dove l’ironia e la critica si interfacciano felicemente attraverso intrecci ritmici estremamente godibili e coinvolgenti.

Alberto Liguoro si muove con destrezza nell’ambito della poesia visiva, realizzando un concerto riuscito di disegni e immagini che dialogano in frammenti apparentemente scollegati, ma in realtà riuniti dal medesimo senso di curiosità, di rabbia e di sgomento che è mitigato solo dal lato sardonico e profondo dell’autore.

Un misto di grottesco e ferocia anima i solchi, le pause tra le figure e le parole, gli attimi in cui la memoria si riallaccia al presente vivido e troppo reale, raccontando momenti del passato che si materializzano improvvisamente in un eterno, incessante presente.

L’amore va oltre la parola: e infatti Alberto Liguoro fa scaturire e sviluppare questo amore, appagato solo del suo esistere, tra gli scorci aperti delle frasi e delle esperienze, atto intraducibile seppure inevitabile, nella sua grande imperscrutabilità.

L’amore va oltre la mente umana: e a conferma di ciò l’autore lascia alla spontaneità della sua ricerca, e alla dirompente forza di accostamento di quadri e parole, frasi e colori, spessori e sensazioni, che il lettore colga e assapori autonomamente il primo tra i sentimenti, filtrato solo dal gioco delle parti dell’improvvisazione poetica.

Recensione
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