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L’attesa perlata di stelle e rugiada

Il filo rosso che lega tutti i testi della breve silloge di Maria Luisa Daniele Toffanin è l’amore, inteso come incanto che avviluppa fatalmente tutti i sensi umani.

L’amore è un sentimento principe, capace di sconfiggere la caducità del tempo con la semplicità regina della sua forma più evidente e carnale: trasmettere corpo e anima ai figli, e ai figli dei figli, come segno massimo della volontà di vivere e destinare ai posteri / non solo la propria eredità, ma anche la nostra percezione di futuro.

“Penso a te piccino che nascerai / ignaro della luna e la sua malìa / (..) / Ma io innamorata del firmamento / e dei suoi sfavillanti abitanti / per te rapirò alla notte / una luna azzurra immensa / luminosa faccia piena / disegnata sopra i colli.”: l’attesa del nipotino - perlata di stelle e rugiada - è per Maria Luisa Daniele Toffanin espediente per raccogliere la magia del creato, e consegnarla ai giorni a venire, come un gioiello inestimabile catturato per essere donato alla creatura più amata che porta in sé anche il motivo e la storia del nostro respiro, della nostra memoria.

A questo piccolo essere che si affaccia al mistero della vita, l’autrice regala versi intensi e raffinati, che descrivono e cantano quella grazia, mistica e terrena insieme, generata “oltre il confino dei giorni / quell’attimo di eterno / nella casa aperta all’infinito / ai colori delle begonie accesi / nel profumo della rosa.”: uno spaccato di piccolo paradiso che Maria Luisa Daniele Toffanin trattiene nello scrigno delicato dei versi, a suggellare l’attimo magico in cui l’amore e la comunione profonda tra umanità e creato si manifestano “in ritmi-guizzi-assenso alla vita” di chi sta per entrare nel mondo.

Recensione
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