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L’attimo e l’infinito

Nei versi di Nigro è il gabbiano l’allegorico alter ego del poeta che sigilla la verità varcando i limiti del tempo, così come ne “L’albatros” di Charles Baudelaire era l’omonimo grande volatile marino che - una volta alzatosi in volo - riscattava il suo goffo incedere al suolo. E se in Baudelaire erano i quotidiani affanni e le umane sorti a gravare sulla levità della poesia, nel nostro autore è proprio il tempo a configurarsi come zavorra, così come ci ricorda l’immagine evocata da Nigro delle foglie che cadono: “Ad una ad una / al crudele strappo del vento / lasciano il ramo e coprono la terra / a ripetere un nuovo inganno / nella fissità del tempo.”.

Il presente - “instabile” per definizione dell’autore - testimonia di tragici eventi e futili promesse. Soltanto la possibilità di “eternarlo” permette di superare la vacuità di una vita altrimenti vana. E proprio un’ambizione alla trascendenza fa sì che spesso sia richiamato un tempo ulteriore, eterno, appunto, cui poter mirare grazie all’amore, all’istinto, a tutto ciò che riconduca l’uomo ad una ricongiunzione con la natura: “fammi natura che vivifichi un dio / luce di un indistruttibile presente / e splenda agli occhi di uomini / a cui sembra negata la ragione.”. Ma la sconfitta della caducità non è soltanto per ascensione, nella verticalità e nel superamento. Con intuizione filosofica esemplare il poeta vede anche nella ciclicità dell’amore la possibilità di illudere la finitezza della natura umana e quindi, in buona sostanza, di dare scacco al trascorrere delle stagioni: “Fatemi vivere intensamente d’amore / in una ricerca di simbiosi che non conosca sosta / fin quando l’ultima vita si esaurisca / nell’eterno ricominciare.”.

In appendice viene poi offerta una silloge di testi tratti da varie e precedenti raccolte, che data la numerosità dei testi viene a costituire un ulteriore corpus in cui emergono a rilievo i temi predominanti della poetica di Nigro: ancora la caducità dell’esistenza terrena, ma anche la malinconia del ricordo della propria terra e delle sue più profonde e semplici espressioni e la necessità di ricordare per resistere all’oblio; dall’adesione agli elementi naturali alle istantanee di viaggi e amori che, in quanto cantati, vengono sottratti alla fugacità del tempo.

Poeta dal verso denso ed elegante, Nigro si colloca nel novero degli autori che omaggiano la grande tradizione della letteratura attualizzandone temi e linguaggi, ma senza perdere l’aurea di classicità che permette alla scrittura di essere sempre odierna perché sempre al di sopra di mode e tendenze.

Recensione
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