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Gli Esseni furono una comunità giudaica nata prima di Cristo, contraddistinta da una vita monastica che conduceva i suoi adepti a vivere solitari, lontani dalle città e dediti alla ricerca di Dio attraverso un continuo raccoglimento.

Gli studi effettuati ci dicono che gli Esseni credevano fermamente nell'immortalità dell'anima, e che avrebbero ricevuto indietro le loro anime dopo la morte.

Giuseppina Quarticelli si appropria di questa misconosciuta comunità per trasmettere la sua interiorità feconda di fede e speranza, consapevole di un percorso intimamente travagliato ma condotto attraverso la fede al suo vero significato.

“Nascondi | l'ingiusta rivelazione dell'uomo | verso il vigore creativo | dell'onda pazza. Dammi l'insostituibile fiducia |  nell'incerto” chiede l'autrice alla Luce, il regno simbolico del divino, dissipatore di tenebre.

La Luce raccoglie, come dice la stessa Giuseppina Quarticelli in una sua riflessione alla fine del libro, “il senso dell'esistenza”; un eco che il quotidiano stesso può trasmettere ma che spesso non viene percepito, allo stesso modo dei precetti condivisi dalla comunità degli Esseni, poco affini al mondo di oggi. L'autrice prova a tradurre questo eco, rincorrendo “il mistero della vita”.

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