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L’eco del silenzio

Al pari de “I miserabili”, di Victor Hugo, “L’eco del silenzio” da, per l’appunto, voce agli ultimi, che il silenzio dell’indifferenza rompono facendo coro. Solo per mano dello scrittore, però, dal momento che la storia condanna i più reietti, spesso per peccati non propri. Così è sempre stato, nella Francia del 1800 e nella New York dei nostri giorni, in cui si consumano le vicende del romanzo.

Certo, nel libro di Schiavi manca l’affresco storico sontuoso e fluviale offerto da Hugo, ma non cambia la trama di fallimenti, vicissitudini, afflati e vuoti che connota i destini di coloro che in qualche modo sembrano aver perduto.

È segnato il cammino di questi protagonisti minori, che invece tanta parte assumono nella dimensione letteraria. Marcel è uno di loro, uno degli ultimi che incontriamo sui margini di una strada a suonare, e che come un serpente ha cambiato muta ad ogni stagione (insegnante, giornalista, barbone) senza mai trovare una vita che lo vestisse a misura.

Riconosciamo alla scrittura ciò che la scrittura riconosce: l’umanità di Jean Valjean non è inferiore a quella del nostro Marcel ed è grazie alla letteratura che ora e per sempre lo sappiamo. E lo stesso vale per tutti quei personaggi che occupano l’epopea minore che caratterizza tanta parte della scrittura del Novecento.

D’altronde Schiavi è grande appassionato e interprete della narrativa di lingua inglese, di cui si è peraltro occupato in scritti critici di peculiare originalità. E non è un caso che da tanta dedizione e passione emerga proprio la forza espressiva di una scrittura che costituisce essa stessa un elemento rilevante del romanzo.

Non sappiamo se a campeggiare sia la storia di Marcel o la penna che la testimonia, ma siamo certi di trovarci nel solco tracciato da una letteratura maggiore che nel percorso dei minori trova linfa e legittimazione. Forse parlare di riscatto è inesatto, trattandosi di fiction, ma non può negarsi anche un valore civile a opere che il silenzio fanno parlare, soprattutto quando il silenzio è imposto, in una società non necessariamente equa, da dinamiche non esattamente giuste.

Recensione
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