Servizi
Contatti

Eventi


L’enigma in scena

Il ricorso alla fantascienza per porre in rilievo le inquietudini dell’umanità conta vari e fulgidi esempi. Tra tutti possiamo citare “2001: Odissea nello spazio”, da un soggetto di Arthur Clarke per la regia di Stanley Kubrick, in cui al centro della vicenda è posto il ruolo dell’intelligenza artificiale e l’incontro/scontro con l’ignoto, o, sempre per rimanere in ambito cinematografico, “Solaris”, da un romanzo Stanislaw Lem, per la regia di Andrej Tarkovskij, in cui vengono indagati i rapporti tra sogno e realtà e il tema dell’identità.

La fantasia, e per essa la sua moderna declinazione della fantascienza, intesa in senso ampio come ambiente non reale, sebbene realistico, connotato da marcatori scientifici o tecnologici, permette in effetti di muoversi più agevolmente sul terreno dell’allegoria, ponendo in rilievo i caratteri e le caratteristiche che si vogliono stigmatizzare o problematizzare.

Nei racconti della Benagiano, raccolti nel volume in esame, i comuni denominatori sono il progresso tecnologico e l’ossessione della regolamentazione (alias burocrazia), che portati ad esasperazione, provocano l’alienazione dell’uomo e l’estraneità rispetto ai propri simili. Non c’è, peraltro, necessità di proiettare nel futuro ciò che ogni giorno è davanti ai nostri occhi, sarebbe sufficiente osservare come i nostri figli siano attratti in maniera ossessiva dai telefoni cellulari e si isolino così da tutto ciò che li circonda.

Non differentemente dalla realtà, nelle narrazioni poste in essere dalla nostra autrice assistiamo all’isolamento dei protagonisti di ogni racconto che, in preda all’insicurezza, cercano nella propria immagine, rectius in un’immagine costruita a beneficio di un ipotetico spettatore, l’unico confronto e l’unico conforto. Racchiudendo la propria intelligenza, ovvero la capacità i leggere gli eventi, all’interno di una tastiera e vivendo soltanto attraverso lo schermo di strumenti tecnologici, ci troviamo avulsi dalla realtà che ci circonda e così da noi stessi e illusi che tale perimetro virtuale ci protegga.

Il meccanismo posto in atto dall’autrice nei suoi racconti crea una dinamica suggestiva tale da smuovere non solo la curiosità del lettore, ma anche la sua coscienza. Ricorre una sorta di dialogo interrotto, o meglio dispari, tra gli interrogativi muti dei protagonisti, cui corrisponde (e/o risponde) la narrazione, ovvero gli eventi. Così, anziché fornire effettive risposte, la Benagiano rilancia nella narrazione stessa i medesimi interrogativi che noi tutti, lettori, dovremmo porci. La mancata/sviata risposta, per quanto diluita nella narrazione, è infatti un espediente per invitare ognuno di noi ad affrontare nella propria quotidianità le medesime problematiche, i medesimi interrogativi. Se uno dei pregi della letteratura è avvolgere il lettore e confortarlo, ben altro valore assume quest’opera, che scuote l’attenzione e muove un’inquietudine necessaria, di cui ringraziamo Antonietta Benagiano e di cui - in un’epoca di assordante indifferenza - ci faremo, inevitabilmente, carico.

Recensione
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza