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L’eredità della scienza

L’eredità della scienza di Marco Baiotto è un libro profondo e complesso, in cui si ravvisa una forte introspezione personale e psicologica insieme ad una lettura disincantata e a tratti feroce della realtà.

Realtà che è tecnica, progresso, altro linguaggio; scienza appunto, che l’autore presenta come aspetto aderente alla vita di ognuno, nel suo aspetto progressista e futuribile ma anche nel suo lato alienante e solitario.

Alieno al me stesso d’un fotografia d’infanzia / sono e resterò estraneo al gioco / Cibernetico al rogo / immolerò la mia scheda madre”: l’eredità della scienza non è solo la seduzione del sapere, la magia della tecnica e del superamento dei limiti umani.

Per Marco Baiotto diventa anche ulteriore motivo per sfrondare l’inconoscibile, che nessun dogma o teoria sembra voler rendere scibile, a piena misura della comprensione umana.

L’uomo ha infatti bisogno di significati che vadano al di là di leggi e teorie, capaci di essere trasferiti con la semplicità di un gesto, di una parola: “Se nemmeno la bilancia karmica / rende giustizia al particolare, / qual è la somma del peccato e del perdono, / del furto e del dono?”.

“Non so-stare al mondo,  / senza ragioni” dice l’autore. Ed infatti tutta l’opera è pervasa da questo senso di ricerca schietta e senza filtro, la volontà stessa di conoscere e penetrare nella realtà, senza limitarsi alle spiegazioni più facili, le più semplici e le più comuni.

“Non posso non pensare che la cometa / sia solo un sasso che si dissipa a perdifiato / nel silenzio cosmico”: il laico misticismo di Marco Baiotto pretende una nuova lettura del mondo circostante, che vada oltre la logica scientifica e si riappropri del “lusso dell’amore”, dell’emozione e e della riscoperta dei sensi.

Seppure consapevole della contraddizione di un mondo dove “(..) passeggiando nel prato, / nel bosco leggendo Siddharta / in contemplazione uccido / cavallette, ragni, mosche” per l’autore esiste un “aldilà” in questa terra, la possibilità di allevare sogni e nuovi paradigmi per la mente e il pensiero, dove un linguaggio primordiale e senza artefatti torna il principale veicolo di messaggio e comunione tra gli uomini, grazie al quale “(.. ) se suoni il timpano della poesia / l’universo roboante risponde”.

Recensione
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