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L’occhio dei poeti

La lirica di Patrizia Fazzi è caratterizzata da un interesse verso i temi civili della nostra contemporaneità, pur non abbandonando un raccoglimento interiore che trova nelle parole la necessaria dimensione espressiva.

Dimensione espressiva che denota una maturità compositiva frutto di letture molteplici e vastità di influenze non solo letterarie. La Storia, la Filosofia, trovano in questa autrice un originale spazio dove interrogarsi, ai margini di un quotidiano fatto di smarrimento, attesa, curiosità, speranza.

“Alzarsi la mattina su un pozzo asciutto | anche di lacrime | i denti che reclamano sorrisi | al verde e al cielo spiato | con tremore | mentre la finestra | ti strappa al buio delle ossa rotte”: in questi serrati, intensi versi di Patrizia Fazzi, si affaccia la condizione della solitudine e l’interpretazione di una carnalità offesa dall’impossibilità di essere vissuta con pienezza.

L’osservazione acuta degli altri e del mondo che scivola apparentemente indifferente accanto all’autrice, si palesa nei testi della silloge (propriamente intitolata “l’occhio dei poeti”) che veicolano la necessità di approfondire l’apparente vacuità delle cose, per fissarne un senso e un valore che il tempo odierno sembra voler trascurare.

“Il cielo è un manto senza note | stillano le foglie di memorie. | Ma segreta una linfa si rinnova | pur nel sussurro lucido dell’aria”: la reazione di Patrizia Fazzi alla vita stessa è vibrante e forte, traducendo nei testi quel riscatto che è alla base di ogni rinascita, di ogni rinnovata forza.

L’occhio dei poeti esprime con uno stile originale e maturo, sgombro di vacua retorica ma attento e curato, la pienezza di questa convinzione.

Recensione
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