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Mario e il suo doppio

Si ravvisa una curiosa e sorprendente analogia tra l’opera del celebre incisore e grafico Maurits Cornelis Escher e il romanzo “Mario e il suo doppio”. Molte delle notissime composizioni grafiche dell’artista olandese giocano su una impostazione speculare del quadro e rappresentano mondi che si compenetrano e si producono uno su l’altro, in dialogo costante con la fisica quantistica e con l’indeterminatezza che regna nell’ambito speculativo del novecento, soprattutto se consideriamo i modelli matematici applicati alle intuizioni scientifiche sull’universo e sull’infinito.

Ebbene, l’approccio artistico inquieto e “realtivistico” di Escher pare sottilmente ispirare la scrittura di Giannini, che - adottando l’espediente del diario - allestisce una serie di situazioni che traggono spunto l’una dall’altra, alternando tratti realistici e vagamente allucinati, quasi ci trovassimo al cospetto di una sceneggiatura Lynchiana.

Mantenendo sempre la struttura complessiva e “architettonica” del romanzo (non a caso il protagonista è un architetto impegnato nella realizzazione di una biblioteca cittadina), Giannini alimenta l’ossessione per il doppio, per la natura speculare di qualsiasi dimensione e, con efficace consapevolezza, riesce a immergere il lettore nella cornice della sua nevrosi, come soltanto i migliori scrittori sanno fare. E proprio considerando quanto sin qui accennato, non può mancare un’ulteriore citazione al padre del così detto “realismo magico”, Jorge Luis Borges, la cui presenza sembra, del pari, aleggiare tra le pagine di questo libro.

Che si tratti di romanzo psicologico, fantasy, surreale o soltanto di elevato esercizio di stile, davvero consigliamo la lettura di questo libro a chi non cerca nella lettura consolazione o compagnia, bensì stimolo intellettuale e invito alla riflessione.

Recensione
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