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Alberto Liguoro conferma l'indole sperimentale della propria poesia confrontandosi con l'immagine e interfacciando sfacciatamente parole e figure.

Nella formula di collage volutamente provocatori, accompagnati da secche frasi e “titoli” ironici, paradossalmente didascalici, si sviluppa una dimensione iper-realistica e insieme fantastica del mondo contemporaneo, sgominato nei suoi archetipi fallimentari e nella sua ostentata ipertrofia.

Alberto Liguoro affronta con schiettezza dissacrante gli eccessi consumistici del nostro tempo, e con cinismo consapevole accosta e allontana, crea e distrugge modelli del nostro vivere, adoperandosi nel palesamento di quelle contraddizioni mostruose che travagliano il nostro esistere.

In questa posizione volutamente critica e provocatoria, l'autore affonda le radici del proprio disincanto, lasciando però uno spazio alla speranza affidando ad ogni pubblicazione un suo scritto autografo, sempre diverso, ma posto in genere allo stesso punto (la pagina 66).

Così si riequilibra il caustico senso del mondo con una rinnovata adesione alla congregazione umana, sottolineando quanto la spontaneità più semplice sia forse l'unica risorsa per rinnovare una nuova metafora di appagamento attraverso la scrittura e la sua poetica.

Recensione
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