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Perché le principesse sono sempre in ritardo?

Edito da Biblioteca dei Leoni, che vanta una produzione di libri per bambini di tutto rilievo, il volume in questione è ideato ed illustrato da Federica Martinello, con testi di Giulia Ceccon.

La fiaba della principessa, considerata nei suoi consueti elementi, viene attualizzata al ritmo e nelle dinamiche di una quotidianità che in parte sovverte le costanti di Propp[1]. Viene a mancare la caratterizzazione di un antagonista e fin da subito l’equilibrio iniziale è alterato dalle vicende quotidiane di una principessa/ragazza dei nostri giorni alle prese con il trucco, i capelli, la guida etc.. Anche il canone del principe azzurro viene rivisitato nell’ottica di un’emancipazione femminile (sacrosanta se facciamo un confronto con il classico e desueto topos del principe salvatore) e si demanda a scelte future e tutte da verificare l’incontro d’amore.

E anche all’esito della vicenda (o delle vicende, dal momento che manca una vera e propria narrazione lineare, trattandosi di episodi che si susseguono senza una trama) si sfugge all’atteso lieto fine, compiendosi un salto quantico che pare riportare la fiaba ab origine. SI assegna infatti al sogno il compito di rimandare l’ansia e le aspettative proprie dell’età adulta. Insomma, una fiaba sin troppo reale termina con un un’invocazione a non accelerare i tempi e a conservare quanto possibile l’ingenuità propria dell’età infantile.

Venendo alle illustrazioni, che in realtà impegnano a doppia facciata l’impaginato e costituiscono il linguaggio prevalente del libro, apprendiamo che sono disegnate a mano su supporto cartaceo con inchiostro di china e poi colorate digitalmente. Ne deriva una linea molto raffinata che su campo ampio colloca alcuni degli oggetti e/o protagonisti del racconto (con particolare attenzione al dettaglio rispetto alla figura piena). Pur raggiungendo la massima semplicità, il disegno rimanda echi tra l’”art nouveau” (al netto dell’elemento floreale) e la grafica tipica de l’”art déco” (pensiamo in particolare al tratto di Tamara de Lempicka) creando un effetto davvero molto suggestivo e gradevole (non soltanto per un pubblico infantile).


[1] Il linguista e antropologo Vladimir Propp si dedicò allo studio della fiaba, dalle sue origini alle varie espressioni popolari, proponendo nel trattato Morfologia della fiaba un modello in cui sono rappresentati come costanti personaggi, funzioni e schemi del racconto.

Recensione
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