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Prima della luce

Già dall’incipit della raccolta l’autrice formula una dichiarazione di intenti citando Eraclito e annunciando, con parole prese a prestito dal filosofo greco, di volersi avventurare alla ricerca delle profondità dell’anima pur essendo consapevole di spostare sempre oltre il confine della comprensione.

Anche i successivi esergo che la Giani antepone alle tre sezioni in cui è diviso il libro, da G. Benn e A. Rosselli, insistono sulla soglia spirituale dell’esistenza, richiamando i riflessi ovvero le prospettive da e verso una dimensione “altrove”.

Protagonista delle poesie raccolte è senza dubbio il contrasto, il rapporto tra luce e ombra, tra interno ed esterno etc., con tutte le derivazioni e sfumature che possiamo immaginare.

Spesso il legame è stabilito tra uomo e natura: “”Da una brocca inclinata trabocca / il sole, luminosa goccia. / E l’uomo, - pigmenti d foglie avvizzite / sul viso, il cappello-grondaia / ai rovesci -, saldo in sé ripiega / la mappa delle palpebre, fiume / a monte sovrapponendo, piano / a città in una nebbia.”. L’asindeto, in questo caso, rende ancor più evidente il confronto tra l’immagine umana e quella “naturale” (alcuni hanno parlato di impressionismo in merito alla poetica della Giani).

Talvolta l’immagine diviene così vivida che si impone alla penna dell’autrice quasi dimentica del correlativo che l’ha generata e dello stesso soggetto (o oggetto) del testo, configurandosi così spontanei anacoluti: “Come un improvviso lampo, un gelo, riscuotono / la mente torpida, prossimi alla morte, / e in un profondo allarme si contrae il viso… / così i rami tesi come micce e l’ordigno del campo / tra le case, - tutt’uno con le fondamenta e le radici, / dove gli uccelli in gonfie tute scendono come / allunando e vi saltellano con perplessa cautela -, / sono innescati da un lacerante irrompere di sole - vento, e prendono a fischiare”. L’effetto, per quanto straniante, è quello di una composizione musicale che si fa ascoltare nonostante passaggi ambigui o scale e tonalità sconosciute, merito anche di un eloquio forbito e consapevole, che padroneggia la retorica della scrittura in versi con preferenza per la forma breve.

Recensione
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