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Quattro occhi

Il volume - formato album - edito da Biblioteca dei Leoni, collana ragazzi (che ci ha già abituato alle sue belle e curate edizioni illustrate), giustifica alla fine della fiaba il proprio titolo.

Siamo a metà tra la fiaba e la favola, dal momento che protagonisti sono una ranocchietta (Pingpong) e quello che, a confronto, appare come un gigante (non a caso: Testatralenovuole). Fa la sua comparsa anche uno strano volatile, Mestolone, che traccia soltanto nella pagina la sua presenza, ma non lascia traccia nella storia (si perdoni il gioco di parole).

I due si incontrano al bivio di due direzioni, Perdiqua e Perdilà, (per chi viene e per chi va, proseguendo nel gioco di parole, per una facile rima baciata), e si avviano in un comune percorso verso l’ascetica meta della cima di una montagna. In realtà, come sempre accade, la scoperta è nel tragitto e consiste nel legame che si crea tra i due, tale da ridurre la sproporzione tra le reciproche dimensioni. Testatralenuvole copre il cammino con Pingpong nella tasca, ma senza questi che saltella sulla fatica dei passi e rinnova con il suo entusiasmo la motivazione dei due, viene da pensare che il gigante non sopporterebbe l’incertezza del sentiero. In poche parole, i due scoprono che nella diversità si può condividere la medesima direzione.

Cosa troveranno alla fine del percorso? Il cielo notturno e un manto di stelle tra cui scegliere la propria. Nel gioco speculare dell’arte, tuttavia, l’oggetto brilla negli occhi di chi osserva e a splendere sono infatti gli sguardi dei protagonisti che chiudono il libro lasciandoci con un tesoro ben più importante della vetta conquistata e delle stelle: l’amicizia, per l’appunto. Riprendendo il discorso dall’inizio, ecco spiegato il titolo: i quattro occhi evocano i due amici e riflettono la luce della stella che suggella il loro rapporto.

Abbiamo prima accennato all’arte. Sono infatti vere e proprie tavole (peccato non poterle rendere autonome ed incorniciabili) le illustrazioni del libro. A piena pagina, dai tratti marcati e dai forti contrasti, le immagini di Boffa ci immergono in un mondo fantastico in cui il primo piano di volti o dei dettagli sembra realizzare vere e proprie architetture che narrano una storia nella storia.

Recensione
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