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Rosadasfogliare. Poesie d'amore, erotiche e di passione

La lirica di Inine Batir pare provocata da – e rivolta “a” – un interlocutore di volta in volta bramato e posseduto, invocato e soggiogato, in linea con la saffica imago dell’oggetto/soggetto del desiderio.

Ma non sarà difficile riconoscere al di là dell’altro e al di là del riconoscimento del piacere ricevuto o donato una via ulteriore, un mezzo e non un fine.

E’ infatti ben più ampia e pervasiva la presenza dell’altro da sé, ben più ampio di un momento di orgasmo l’impatto con i flussi della vita.

Così la metafora che sempre invoca la natura diviene allegoria, l’incontro con l’amante si fa mito e dunque agli occhi del lettore, forse ancor più che alla penna dell’autrice, si disvela il reale scenario, l’interlocutore supremo: la natura.

Il corpo, la parola che lo evoca, l’atto erotico non sono altro che un prolungamento delle mani dell’autrice stessa, una proiezione del proprio respiro ritmato in poesia per cogliere il respiro della terra.

Ciò che si presenta come scrittura erotica è, in verità, esercizio spirituale. D’altronde non è forse nella fusione di spirito ed eros che nasce la scrittura delle grandi poetesse rinascimentali come Vittoria Colonna e Isabella Morra?

Inine Batir scrive il dipanarsi di una passione terrena con il respiro mistico di una scoperta spirituale, così che la rosa sfogliata non si ritrova nuda ma soltanto svelata, pronta a rivestirsi di nuovo incanto.

Recensione
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