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Solfeggio

Un pentagramma quotidiano: è così che il poeta Paolo Ruffilli descrive la poesia di Maria Antonia Maso Borso. Infatti, è quasi con modulazione musicale che questa poetessa compone i propri testi, fortemente contraddistinti da ritmo e climax stilistico.

“Verità nei giorni Che il sole definisce, La risposta autentica Ed una vocazione, la visione Alla propria condizione Coscienti di essere atomi L’uno all’altro legati.”

Una consapevolezza che sfrutta una fine ironia, e che non teme di affrontare lo scabroso argomento della morte, e della caducità umana.

Maria Antonia Maso Borso infatti scruta il mistero della vita, capovolgendo i suoi attributi peculiari di cupezza e dolore, trasmettendo quella vivacità e quel movimento che caratterizzano la sua ricerca poetica – il suo pentagramma, appunto. La memoria è un prezioso strumento per l’autrice, che le permette di interrogare il tempo, proprio quel tempo in cui “vita e morte vi han mietuto il grano” .Con un disincanto che è allo stesso tempo amarezza ed estasi, si dipanano nei testi della poetessa immaginari rinnovati nella loro forza e pienezza, come se la vita fosse davvero, in fondo, niente altro che un sogno.

“Anime mie già verdi e rigogliose eppure vive ancora Nell’ultimo crudele soprassalto. Io come voi fragile spoglia Verde rinascerà alla riva di nuove stagioni.”

Sullo sfondo di una natura inquieta e senza risposte, l’autrice afferra con la sua riflessione l’aderenza al paesaggio, la complicità con le cose e gli oggetti; seppure umana, eccola semplicemente anima terrestre, partecipe di tutto il creato.

Ginevra Grisi

Recensione
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