Servizi
Contatti

Eventi


Solo parole

La scrittura di Ines Scarparolo è innervata di umanità e passione. Nel solco di una religiosità che potremmo ricondurre all’insegnamento francescano, trovando linfa e segno della presenza di Dio in ogni espressione della natura, i versi di questa silloge celebrano in quasi ogni testo l’amore verso l’Altissimo. E anche quando a far scaturire la poesia sono le sciagure occorse a un proprio simile o all’umanità, come per i versi riguardanti la Shoah, è sempre nel segno della fratellanza, e quindi di nuovo in aderenza al messaggio cristiano, che si risolve il rapporto con l’alterità.

Occorre però declinare in maniera più complessa tale disposizione alla scrittura (e alla vita, oseremmo dire, dacché l’autrice non pare interporre una distanza tra ciò che è e ciò che scrive).

La genuinità della visione non deve, infatti, ingannare, poiché tale prospettiva non rimane estranea alle immagini di orrore che purtroppo la realtà elargisce. Ma proprio la fede, che va intesa anche quale fiducia nella possibilità di scelta per l’essere umano, vira in speranza le più oscure testimonianze: “Nasce un Bimbo / nella Terra d’Oriente / ma tra spari e granate / neppure una grotta / lo attende” e più oltre “Eppure, ancor oggi / nasce un Bimbo / nella Terra d’Oriente”.

E, ancora, non dobbiamo pensare che questa poesia rimanga chiusa nell’eburnea torre di un pensiero sublimato giacché la Scarparolo non si sottrae alle esperienza più elementari e dolorose, come il dissidio tra amanti: “Fuori / era la vita a scorrere …” e più oltre “Al di qua della vita / io e te sedevamo…”, così come non censura l’evocazione di una trasparente ambiguità in cui l’afflato mistico e il richiamo erotico convivono evocando la miglior poesia femminile cinquecentesca: “Un cielo chiaro / coglie un dolce volo / d’ali leggere / che sfiorano il mio corpo”.

Tuttavia, tornando all’incipt di questo intervento, è nel canto della natura e del miracolo della vita, nella immediata tentazione bucolica e nell’estatica celebrazione della presenza divina che questa scrittura trova più familiare e consona espressione. Poesia dello spirito, quindi, che si misura nella e con la vita. D’altronde gli albori della poesia risiedono nelle formule rituali che oltre a dissipare i timori ancestrali erano volte ad evocare a protezione le presenze ultraterrene. In definitiva, una poesia autentica.

Recensione
Literary © 1997-2024 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza