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Il libro di Menotti Galeotti è contraddistinto da una duplice chiave di scrittura, poiché sono inseriti nel volume sia testi poetici sia racconti, come recita lo stesso titolo dell'opera.

L'apparente essenzialità del titolo pare costituire un tassello importante per la comprensione dell'autore da parte del lettore; come infatti sarà a lui più chiaro man mano che procederà nella lettura, Menotti Galeotti conserva un medesimo approccio alla prosa e alla poesia, rendendo l'accostamento dei due generi una conseguenza stessa del suo stile e delle sue modalità narrative.

“Vorrei sul tuo registro nome | per nome il cuore di ognuno | gli occhi che ti | guardano | saranno grandi un giorno | e pure ti vedranno ancora | su quello scanno freddo | parli sempre di lettere | e poi le voci | scorre così la vita”: la lirica di Menotti Galeotti è bene espressa in questo frammento, in cui l'evocazione del figlio maestro appare strumento di ricordo personale e di dolcissima malinconia.

Come il maestro è guardato e seguito dagli occhi degli allievi mentre parla “sempre di lettere”, così il poeta/narratore attraverso le lettere parla per svelare contraddizioni e arrendevolezza.

Sia nei testi lirici che in quelli prosastici la brevità della scrittura racchiude l'essenza di una riflessione profonda, svelata al lettore che accoglie un intimo rivelato da una coscienza che fruga dentro e fuori di sé.

Menotti Giovanni è, come dice un passaggio di un suo racconto, “la finestra che si apre prima di tutte le altre”; lo sguardo attento che non vuole perdere i sensi perduti di una amicizia o di un amore, e accoglie con comprensione tutti i casi umani.

Recensione
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