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Viaggio di un poeta in cerca di un lettore

L’autore, già in copertina, dedica la sua raccolta di poesie a Luigi Pirandello e in particolare all’opera “Sei personaggi in cerca di autore”. Verrebbe immediato il parallelismo tra il titolo del libro e l’opera pirandelliana, di cui viene ribaltata la prospettiva (lì si cerca un autore, laddove qui si cerca un lettore). Parrebbe una scelta “provocatoria” dell’autore, sulla scorta dei celebri 25 lettori manzoniani, legata allo scarsità del pubblico della poesia.

La vicinanza all’opera pirandelliana è tuttavia più significativa, soprattutto sul piano della meta letterarietà (laddove nella scrittura drammaturgica del genio siciliano è la scomposizione delle strutture della scena e l’azzeramento della distinzione palco/pubblico - e viceversa - a configurare il carattere di meta scrittura): “Non ho bisogno / di parole infide e randagie / che giocano a rimpiattino, / che danzano /sui fili dell’alta tensione, / che mi inducono / in tentazione, / ma di parole che creano, / che lampeggiano / con ipnotici incantamenti […]”.

Tavčar conosce le possibilità che offre la scrittura e le percorre senza indugi, basti riportare il felice esperimento elencativo in Stanotte: “Stanotte / ho fatto un sogno / pieno di labirinti, /di scale tentacolari, / di vicoli ciechi, / di maschere sghignazzanti, / di desideri oscuri, / di ansie serpeggianti, / di smorfie irridenti, / di ponti oscillanti, / di visioni marcescenti, / di ombre avvolgenti, / di snervanti ingorghi, / di trappole risucchianti, / di draghi fiammeggianti, / di pipistrelli svolazzanti, / di incandescenti temporali.”.

Non si pensi, tuttavia, ad un esercizio di stile. Tavčar è poeta lirico per inclinazione naturale, e trova spontaneamente e immediato il canto: “Tante sono le cose / che ignoro, / tante quelle che mi pesano / sul cuore. / Il profumo della giovinezza / da tempo s’è dissolto, / aspre resine / mi attanagliano le mani, derive di luce / mi risucchiano in vortici / impietosi.”.

La libertà espressiva dell’autore non teme la più variegata istanza creativa, neanche quando a spingere la penna è l’afflato religioso: “Signore, / Tu non sai / delle nostre desolate stanchezze, / delle nostre avvizzite speranze, / dei nostri dubbi angosciosi, / dei nostri pianti amari, /della nostra cedevole fede, / del nostro triste canto stonato, / del nostro affogare nelle paludi, / vischiose della vita, / del nostro vivere senza più ragioni…”.

Notevole l’apparato critico, a cura di Luigi Ruggeri, che oltre all’introduzione contempla in diverse casi l’accompagnamento al singolo testo con evidenza del o dei principale/i tema/i trattato/i.

Recensione
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