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Sono passati poco
più di sei mesi dalla morte di Maria Grazia Lenisa (28 aprile 2009) ma non si può non pensare a Lei come sempre presente, operativa e proponente, come ha
sempre saputo esserlo in vita, pars costruens della poesia italiana, ricca di
invenzioni innovative e confermative della tradizione plurisecolare — sarebbe
meglio dire plurimillenaria — che continuamente si rigenerava nella sua poesia
per altro modernissima.
L'ultimo libro di poesia da lei licenziato
è stato
Amorose strategie, uscito presso il Rhegium Julii, circa un anno fa, con
presentazione di Pino Bova. Lenisa, per essere l'autorevole e sensibile
poetessa che era, probabilmente era convinta che l'amore sia la dimensione più
alta e più piena del discorso, non certo un unicum ma un caput mundi capace di
riepilogare per allusione e per metafora tutte le altre espressioni possibili
del discorso poetico. Così, nella sua massiccia produzione poetica, l'eros ha
sempre trionfato con splendore sulle altre tematiche, non per soffocazione degli
altri argomenti, ma per inclusione di quelli in questo che tutto comprende,
dilata, moltiplica e valorizza in una funzione di primazia egemonica del
discorso. Per usare la metafora, espediente tanto caro a Lenisa, la poesia è il
luogo per antonomasia ove si declina la rosa. Anche nell'intreccio delle
relazioni umane tra poeti, vivificato in forme e in legami sempre rigogliosi tra
Lenisa e gli altri poeti, l'eros, nelle diverse allusioni di fantasia, è sempre
stato l'estro su cui giocarsi il rapporto di vicinanza o di elusione, proprio
perché ella considerava tale argomento la prova di forza per eccellenza del dire
poetico, come per un tenore fosse il lancio del do di petto e delle sue infinite
articolazioni, per cui sarà proprio su quella nota che si stabiliranno le
strategie e le gerarchie di valore creativo e artistico tra colleghi.
Il libro è l'ultimo dono incantato e incantevole che Lenisa offre di sé ai suoi lettori,
e va letto tutto di un fiato, immaginandosi quel suo sorriso di bontà sorniona
e inquietante con cui osservava il proprio interlocutore, mettendolo nel
contempo a suo agio ma anche sull'avviso che il discorso avesse una destinazione
protratta molto al di là delle parole pronunciate e che ogni gatto potesse
essere una tigre, ogni fiore fosse una pianta carnivora, come ci lasciano
intendere questi suoi mirabili versi, intitolati "Cannibalismo", tratti dal libro
citato: "Quanto sei fico | Solo chi è stronzo | s'accorge. || Strapparti
gli abiti | è un sogno, | sgusciarti come una banana gialla. || Mangiarti? | Ho
l'acquolina in bocca".
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Recensione |
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Amorose strategie
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poesia
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| Autori |
| • | Maria Grazia Lenisa |
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Edizione:
Circolo Rhegium Julii
Reggio Calabria 2008 |
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| Prefazione di Pino Bova - pp. 64 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Vernice nr.42/2009
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