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Danny boy

Romanzo dal valore risarcitorio, [è] questa possente opera della nota scrittrice veneta Marilla Battilana che con Danny boy è giunta a pubblicare il suo quarto libro di narrativa. Il libro risarcisce il colto lettore dalla dannazione di vedere realizzati in letteratura solo antieroi borghesi destinati al nichilismo, alla sconfitta, alla morte, alla depressione o alla pazzia. Marilla Battilana si porta dentro due anime: l'una è mitteleuropea, e si orienta alla memoria letteraria di scrittori come Musil, Svevo, Michelstaedter interpretati e rivissuti con un gusto di "identità del molteplice", che piacerebbe al di lei collega Claudio Magris, pure lui scrittore, saggista, narratore, drammaturgo e professore universitario in pensione (forse, egli non è pittore, proiezione di sé che, invece, alla scrittrice veneta non manca). L'altra anima di Battilana è anglista, con speciale propensione per gli States, e si orienta alla memoria letteraria di scrittori come Yeats, Faulkner ed Hemingway.

Se la prima anima suggerisce le crepuscolari atmosfere del decadentismo, con implicazioni filosofiche, psicologiche e ideologiche, l'anima secunda, invece, si orienta verso una ricerca modernista, che salva, sì, qualcosa di mistico, surreale e folcloristico, ma più di tutto e votata a un pragmatismo corsivo e corsaro, che esplora il reale con voracità. Di queste due giare d'inchiostro, la Battilana ha fatto un solo otre: ella ha studiato e sperimentato una sua particolare cifra stilistica di raccontare il mondo e di filosofeggiare con il lettore sul "modo e sulle mode" letterarie. Nel libro, dunque, c'è una vicenda dei fatti e, accanto a essa, si sviluppa un intreccio degli stili e delle scelte impiegate per raccontare i fatti. Cioè, si aprono nelle pagine dei "confidenziali corsivi", grazie ai quali la scrittrice si rivolge in presa diretta al lettore e gli propina il "romanzo del romanzo" — l'espressione, come si sa, è di Magris — cioè gli espone come fosse un epos il modo e le scelte adottate per fare letteratura, cioè per raccontare la storia del mondo.

L'identità del molteplice è già denunciata nella ricca declinazione nominalistica del protagonista, che si chiama Daniele, Din Din, Danny, Dan e altro ancora, a sottolineare la pluralità del suo universo a stringhe. All'inizio del romanzo, lo vediamo fanciullo in un ambiente del ceto medio di Montepieve, locality di fantasia collocata a un'ora d'auto da Venezia; cresce in una famiglia di tradizione borghese, con il padre Gigi commerciante e la madre Elsa pianista, accanto ala sorella Lilli, che sviluppa vocazione mercantile per l'arte, e che viene coinvolta in un brutto incidente d'auto, rimane offesa nel corpo e nell'anima, ma inizia una lunga anabasi di positiva ricostruzione di sé.

Il libro è scandito in cinque parti, di cui la prima, che è la più ampia, è collocata principalmente a Venezia, e contiene delle squisite ricostruzioni dell'atmosfera culturale della città amata da Ezra Pound, con valorizzazione di tante pagine di intensa storia poetica e civile della città, presa intorno agli anni sessanta e settanta dello scorso secolo. Episodio saliente di questa prima parte è la perdita della verginità del protagonista per iniziativa della disinibita Raffaella, che ha il grande merito di parzialmente sommuovere dall'ipnotismo edipico il povero Din Din, sempre più attratto dalla madre Elsa, ora che il padre è uscito di casa, allontanato dall'irrequietudine della moglie non più disposta a rinunciare alla costruzione di una vita indipendente e ricca di stimoli culturali e, in particolare modo, di passioni per la musica classica e per le esibizioni concertistiche.

La seconda parte è ambientata nella Londra di fine anni settanta, nel pieno dell'epopea dei Beatles, con un cambiamento di regime musicale e di modi vita di quasi centottanta gradi. Il groviglio edipico di Danny cuoce nelle ceneri, ma accanto a lui c'è la prima figura di Mentore che inizia seriamente a ricostruire la sua personalità, cioè il docente universitario William Rossiter, arricchito dall'amorosa presenza della moglie Ivy e delle due figlie. Tuttavia, il salto di crescita dello stadio larvale avviene ancora una volta grazie a una seconda splendida fanciulla, che il protagonista incontra alla Library University, la bellissima Eveline. Le pagine londinesi sono piene di inserti in inglese. Vi è un'incursione nel mondo anglosassone che solo in parte è rappresentata da schegge di idioma, ma principalmente è testimoniata dalla ricostruzione di un diverso ambiente socio-culturale, più aperto alla tolleranza, alla comunicazione e alla sperimentazione, nonché alla contestazione non drammatica né sanguinaria delle istituzioni sociali tradizionali. Tuttavia, vi è anche una bellissima pagina dedicata "alle ragioni della violenza" che racconta l'incontro di Danny con un rivoluzionario irlandese.

Le rimanenti tre parti sono ambientate negli States, principalmente nel Midwest, a Wood-park, una città di fantasia collocata nei pressi di Chicago, con numerosi trasferimenti in Missouri, Mississippi, Arkansas, California e altrove. Negli States, il paese della libertà e dell'individualità per antonomasia, Danny boy risarcisce il lettore di tutte le sconfitte degli antieroi borghesi della precedente letteratura di alto contenuto, perché egli si orienta secondo un ritrovato e moderno criterio etico e psicologico, fino al punto che risolve dentro di sé il tragico errore adolescenziale commesso con la madre. Ad indicare al lettore che l'America rappresenta la carta del riscatto e della fuga in avanti, la Battilana fa Venire dall'Europa la bellissima Evelina e la fa morire con un espediente molto simile a quello con cui Tolstoj organizza la morte sulla pagina di Anna Karenina. C'è la stessa scena cruenta e sanguinaria, solo che questa volta non è un suicidio sotto il treno, ma un terribile investimento di un camion pirata: è evidente l'intenzione di Battilana di "giocare con le citazioni letterarie" dentro il suo bellissimo romanzo.

Si tratta anche di un romanzo di costume e di denuncia sociale: basti considerare il bellissimo inserimento del Dossier Lenkau, riguardante il ricorso di un docente universitario avverso al consiglio di dipartimento universitario che gli ha ingiustificatamente e proditoriamente negato la nomina a docente di ruolo. Il processo si conclude con la vittoria del docente, fatto che sarebbe impensabile in un paese come il nostro, dove le vergognose camarille nepotistiche dei baroni universitari finiscono sempre impunite, anzi per lo più sono addirittura non perseguibili dalla giustizia.

Recensione
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