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Filippo Giordano

La poesia di Filippo Giordano si segnala per l’intento dialogico e propositivo che sviluppa nella argomentazione polarizzata da due nodi centrali, il collettivo e l’ambiente. Il collettivo sostituisce, nella poetica di Giordano, l’espediente dell’io-poeta che per circa settecento anni di storia letteraria italiana ci ha accompagnato, deliziato e talvolta annoiato. Giordano per parlare del mondo non parla mai di sé, cioè non eleva il proprio “io” a simbolo rappresentativo dell’universo antropologico; al contrario egli ricostruisce una sorta di collettivo ideale, di cellula espansa della società,  modificabile ed adattabile, come fossero gli elementi seriali di una architettura moderna organizzata per aggregazioni e per incastri, per cui assistiamo ad una nozione di collettivo familiare, che si espande in una nozione di collettivo amicale, che si espande in una nozione di collettivo sociale e via di seguito, per successive aggregazioni ed amplificazioni, fino ad inquadrare un orizzonte di totalità antropologica proiettata nello spazio e nel tempo.

La seconda innovazione della poetica di Giordano è la sostituzione del concetto di ambiente al posto della categoria poetica della natura, dove per ambiente intendiamo una visione interdipendente e collegata dei singoli componenti della natura, esaminati dialetticamente in una situazione di movimento e di evoluzione, anziché l’analisi estetica ed estatica del singolo oggetto naturale, come fosse l’albero, il fiore, il fiume, l’oceano, il monte, come invece si realizzerebbe nel rispetto della tradizione. Questo significativo risultato è stato raggiunto come sbocco e approdo di un’evoluzione poetica che Filippo Giordano ha realizzato negli anni della sua lunga attività (ed inattività), come è documentato dall’antologia Rami di scirocco, del 2000. La definizione conclusiva del suo stile poetico ha poi trovato la prima affermazione di consapevole trionfo nelle poesie in dialetto, Scorcia ri limuni scamusciata (buccia appassita di limone), del 2003, le cui pagine si riempiono di ricostruzioni di collettivi contadini ed agresti, con ambientazioni in movimento e in evoluzione dell’ambiente circostante. Anche le successive poesie del 2004, Il sale della terra, vanno nell’identica direzione: una direzione che sposta l’equilibrio della poesia dal momento istantaneo della sintesi idilliaca alla situazione di narrazione e di descrizione di episodi e di contesti contestualizzati.

Materiale
Filippo Giordano
saggistica 
Autori
Sandro Gros Pietro

Pubblicato su:
Vernice nr.34/2006
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