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Futuro eretico

Antonino Contiliano vive a Marsala. E’ stato redattore della rivista “Impegno 80” e “Spiragli” Ha fatto parte del movimento poetico che, tra gli anni Sessanta e Ottanta del secolo scorso, operò in Sicilia e si qualificò come Antigruppo siciliano.

Ha pubblicato numerosissime raccolte di poesia. tra il 1981 e il 2015. Sue poesie sono state tradotte in lingua croata, greca, francese, inglese, macedone, spagnola, catalana e rumena.

Futuro eretico è un libro non scandito che, per i fili rossi dell’ironia dissacratoria e della forma costantemente oscura e icastica, che accomunano i suoi componimenti, potrebbe essere letto come un poemetto. L’eresia detta nel titolo fa riferimento proprio ad un atteggiamento critico ed iconoclastico, fuori dalle righe, proiettato nel futuro, verso ogni tematica sociale, politica e religiosa e sottende un pensiero fortemente divergente.

Il testo include una nota critica di Marcello Carlino acuta ed esauriente. Tutte le poesie fluiscono in lunga ed ininterrotta sequenza, sono suddivise in strofe, hanno un titolo e, a volte, presentano dei versi di raccordo.

Ogni composizione inizia con la lettera minuscola e questo fattore, di volta in volta, accresce il senso e il segno magico di una vaga e arcana provenienza delle parole. Nel discorso è frequentemente inserito un “tu”, presumibilmente l’amata, alla quale il poeta con struggimento e sensualità si rivolge e della quale vengono evidenziati vari riferimenti.

La scrittura, che in alcuni momenti sfiora l’alogico, è anarchica e intellettualistica. e, tra i temi affrontati, oltre ai suddetti, s’inserisce quello amoroso erotico. Spesso prevale il nonsenso che si rivela in versi misteriosi e criptici.

A livello di lessico l’autore realizza, a volte, un impasto linguistico con inserti in corsivo in francese, latino, inglese e tedesco, che creano suggestione, con le variazioni che costituiscono per la lettura. I versi procedono per accumulo creando un ritmo sincopato ed incalzante che realizza una forte musicalità.

In Nomi nomadi, prima poesia, viene affrontato proprio il discorso sul nominare e, nel verso singolo dell’incipit, è detto un nome che non ritorna. L’io-poetante chiede al “tu” di dirgli il suo nome. Da notare l’assonanza nel sintagma nomi nomadi, che, a livello semantico, potrebbe significare un nome in movimento che cambia significato.

Il linguaggio è permeato da magia e sospensione e viene raggiunta eleganza nel dettato debordante in un modo che si esprime attraverso l’onirismo purgatoriale. Il dipanarsi dei sintagmi è venato da un’amara ironia e spesso da una solipsistica solitudine esistenziale. Sono frequenti rime e allitterazioni che creano ridondanza. E’ ripetuto il tema della poesia che riflette su se stessa. Una parola acuminata e avvertita, che scava in profondità, è la cifra essenziale della poetica di Contiliano.

In Par Dieu si assiste ad un’irrisoria invettiva atea ed anticlericale nel rivolgersi a Dio e, leggendo il verso leviatano e vaticano chiavano, si può pensare ad un riferimento ai sacerdoti cattolici pedofili o comunque a quelli che non rispettano il voto di castità.

E’ sentito il dolore, sempre controllato e senza autocompiacimenti, per le vittime delle guerre (per esempio quella in Afganistan) e per le conseguenze del terrorismo.

In Qualcosa di blu si riscontra una certa differenza rispetto alle altre poesie, nelle quali predomina decisamente una forma antilirica e antielegiaca. Infatti qui l’argomento sono i sogni nel loro mistero, definiti un urlo della notte al sole. Si è avvolti nel componimento proprio da un’atmosfera di sogni ad occhi aperti, situati sulla linea del continuum sonno - veglia. Si notano delle accensioni vagamente neoliriche e visionarie e, a tratti, una marcata linearità dell’incanto

In Folate è detto il tempo che è in agguato e viene paragonato al vento. E’ presente una visione pessimistica e quasi nichilistica quando è affermato che l’ora non dura più che un’arsura dura.

Gli angeli nel fango, nella poesia eponima, in un contesto surreale, si ubriacano sulla strada e diventano simbolo del disordine della società e dell’individuo. In questa composizione l’io-poetante s’interroga sul tema del pensiero definendolo uno schianto della mente.

Si riscontra spesso una tendenza trasgressiva che si rivela anche in un erotismo esibito e raffinato che non scade mai nella pornografia. A livello civile viene citata la videocrazia per indicare la dittatura mediatica, che entra nelle nostre case attraverso la tv. Inoltre l’io – poetante prova una forte sfiducia contro le democrazie che generano la borghesia.

Un esercizio di conoscenza che si riferisce ad ogni sfera del vissuto, dell’esperienza, quella di Antonino, proteso nella consapevole ricerca di una possibile felicità, di una pienezza tutta terrena, nella negazione implicita di ogni possibile trascendenza.

Recensione
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