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L’ultimo libro in versi di Filippo Giordano è uscito a luglio di quest’anno per i caratteri del Centro Storico di Messina e s’intitola Il sale della terra, con una nota introduttiva di Sebastiano Lo Iacono, che osserva come nelle venticinque poesie contenute nella pubblicazione ci sia una gloriosa epifania di voci, di cose, di visioni, di concetti e di osservazioni, proprio per rimarcare – sembra a chi scrive questa breve notizia – che il sapore del mondo (cioè il sale della terra, per usare la metafora cara al poeta siciliano) è condensabile in una presa di sale, in un pizzico di gusti, in una quintessenza di concetti fondamentali, di impostazioni, di riferimenti, orizzonti di strategia, che sottendono e descrivono da soli l’immenso patrimonio della cultura occidentale, anche identificata con la storia e la rivelazione di Cristo. Si tratta di un libretto di veloce lettura, che dà al lettore anche più di quanto non prometta.

Recensione
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