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Nelle pagine iniziali del libro è collocata la poesia La corte, tra le più significative della sezione Prologo. In essa Roberto Mosi, poeta fiorentino già autore del libro di poesie Parole e paesaggi del 2006, suggella in una quartina la poetica di “evocazione diversiva” con cui è costruita gran parte della sua produzione di poesia: “I viaggi di ogni tempo iniziano | dalla corte della mia infanzia, | magico quadrato di terra tra case | cadenti, chiuso da un cancello | di ferro aperto sul mondo”. In versi affrancati da ogni metrica esteriore, ma ricostruiti nell’equilibrio di un’armonia interiore, Mosi stabilisce un transfert dal mondo dell’infanzia a quello della maturità. Libro originale Itinera, in quanto ingaggia il tema classico e frequentato da tutte le letterature del mondo: il viaggio come percorso di consumo e di inveramento della vita dell’uomo. Felicemente ne stravolge il senso, poiché non ha più un significato eversivo e sacrilego, di rottura drammatica dei recinti che contengono la corretta conoscenza delle cose, ma al contrario il viaggio nasce dalla dolce evocazione della fonte primigenia della conoscenza del mondo, l’infanzia, e poi da lì diviene confronto delle diversità, tutte tra loro equipollenti. Mosi ci dice che l’uomo non è prigioniero in un piccolo recinto dell’universo, ma che tutto l’universo è inverato nell’uomo. Non è poco. Egli colloca tale concetto al centro della copertina del libro, che ritrae un fantolino incamminato a prendere il mare, il quale racconta, a sua volta, la storia dell’umanità. Il libro è organizzato in sei sezioni, delle quali nominiamo le rimanenti cinque, Mare, Deserti, Terre del sud, Incontri, Nord,  che insieme descrivono un periplo che parte dall’ombelico del mondo, idealmente collocato in Firenze ma anche nella pisana Piazza dei Miracoli, e che conduce alla nozione di un Nord vichingo sotto cui collocare la temperie di Sud alternativi ed equitativi. Silvia Ranzi ne firma la prefazione, e in essa ravvisa una “ascendenza  calviniana” manifestata nel modo di Mosi di avvalersi di “denominazioni metaforiche” per simboleggiare la “fisionomia di città nel loro tessuto territoriale”.

3 luglio 2008

Recensione
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